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 I titoli di soggiorno
 Permesso di soggiorno ex art. 31
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Mistica
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Italy
649 Posts

Posted - 22 January 2008 :  22:24:02  Show Profile
Colleghi del forum, mi serve il vostro aiuto!
Il Tribunale per i Minorenni delle Marche mi ha accolto varie istanze ex art. 31 TU, ma tutte sono state impugnate. Avete sentenze positive di qualche Corte di Appello?

FabioB
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Seychelles
31841 Posts

Posted - 22 January 2008 :  22:39:27  Show Profile
Intendi art. 31.3 in favore del genitore?

Vi Veri Veniversum Vivus Vici
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Mistica
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Italy
649 Posts

Posted - 22 January 2008 :  22:43:38  Show Profile
Esatto!
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FabioB
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Seychelles
31841 Posts

Posted - 23 January 2008 :  10:44:17  Show Profile
Fonte: Melting Pot

Sentenza del Tribunale dei minori di Firenze del 5 agosto 2005
Autorizzazione alla permanenza in Italia al fine di garantire assistenza ai minori da parte dei genitori sprovvisti di permesso di soggiorno

Il Tribunale dei Minorenni di Firenze ha accolto il ricorso dei genitori di due minori stranieri, con cui si richiedeva ai sensi dell’art. 31 D.lgs n. 286/1998 l’ autorizzazione alla permanenza in Italia al fine di garantire assistenza ai minori da parte dei genitori sprovvisti di permesso di soggiorno.

Il tribunale ha specificato che i genitori hanno diritto ad ottenere il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi familiari e di esercitare facolta’ a questo connesse, ai sensi dell’art. 30, c.2 D.L. vo n. 286/1998, ivi compresa la facolta’ di svolgere attivita’ lavorativa.

[ mercoledì 12 ottobre 2005 ]

TRIBUNALE PER I MINORENNI DI FIRENZE
N 2077/04 C
n.3261/05 cron.
IL TRIBUNALE
Riunito in Camera di Consiglio
Nella persona dei magistrati ---
Ha emesso il seguente
DECRETO
Nel procedimento instaurato ai sensi dell’art. 31 del D.Lgs n. 286/1998
Nell’interesse dei minori ---- e --- .
Visto il ricorso in data 2/12/04 con il quale i genitori chiedevano l’emissione del provvedimento autorizzatorio della loro permanenza nel paese;
vista la nota 2/3/05 del Servizio Sociale di Pietrasanta;
viste le note 14/3/05 della Questura di Lucca e 23/4/05 dei CC di Chiari (BS);
viste le richieste del PM che, in data 30/06/05, ha concluso per la concessione dell’autorizzazione alla permanenza nel territorio italiano;
Premesso quanto al rito che:
- costituendo la presente procedura attivita’ di volontaria giurisdizione priva di qualsiasi natura contenziosa, e’ da escludere che il Ministero dell’Interno e la Questura in persona dei rispettivi rappresentanti debbano essere sentiti in applicazione del principio del contraddittorio (come e’ stato invece lamentato e dedotto nell’ambito di altre procedure analoghe); non ignora questo Tribunale per i minorenni una certa superiore giurisprudenza di merito secondo cui il Ministero dell’Interno e la Questura di Firenze sarebbero nella specie parti necessarie di un supposto procedimento di natura contenziosa, dovendo il primo controllare i flussi migratori e la seconda rilasciare il permesso di soggiorno ; non solo, ma sarebbero anche fonti necessarie di informazione sui relativi “profili di pubblico interesse che essa ( la suddetta Pubblica amministrazione , n.d.r.) e’ direttamente chiamata a valutare”(decreto Corte di Appello di Firenze n. cron.1173 del 29.1.2003) .Questo Tribunale non l ignora ma non la ritiene allo stato condivisibile in quanto da una parte codeste superiori enunciazioni non richiamano – neanche con un accenno – le norme di riferimento sottese, con cio’ non consentendo di melius rem perpendere; dall’altra appaiono confliggere:
1. con i generali principi di volontaria giurisdizione;
2. con le norme regolanti il rito camerale del Tribunale per i minorenni (artt.737-742 bis cpc in relazione art.38, c. 3 Disp.Att.cc);
3. con il carattere eccezionale e derogatorio – di cui si dira’ appresso – dell’indicato art.31 rispetto a tutte le altre ordinarie disposizioni del menzionato D.Lvo n. 286, in quanto fondato su un prioritario interesse alla salute, assolutamente estraneo all’interesse di controllo dei flussi migratori;
4. con il fatto che la cura dell’interesse alla salute del piccolo soprannominato, caposaldo del presente intervento, compete non tanto agli indicati Uffici quanto (v. titolo V Cost.) ai servizi socio sanitari degli enti locali, che nella specie hanno proprio proposto di prendersi carico – ai sensi e per gli effetti di quell’art. 31 – delle sorti di un cosi’ grave caso di deprivazione e di svantaggio sociale.
Rilevato in diritto:
.- che con l’indicato ricorso e’ stata chiesta ai sensi dell’art. 31 D.lgs n. 286/1998 autorizzazione alla permanenza in Italia al fine di garantire assistenza ai minori da parte dei genitori sprovvisti di permesso di soggiorno ;
- che il ricorso merita accoglimento in quanto la presenza dei genitori appare necessaria per garantire l’assistenza morale e materiale della prole, tenuto conto delle condizioni di salute come in atti , dell’ormai avvenuto radicamento in territorio nazionale, della tenera eta’, delle esigenze di stabilita’ psicologica nella presente fase evolutiva;
-. che ai sensi dell’indicato art. 31 c. 3 devono ritenersi sussistenti “gravi motivi” connessi all’eta’ e al benessere psicologico dei minori da autorizzare anche “in deroga alle altre disposizioni” del suddetto decreto legislativo, la permanenza in Italia del genitore per un periodo determinato che, allo stato si ritiene congruo stabilire in anni due,
- che l’autorizzazione ex art. 31 citato rappresenta titolo giustificante il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari in deroga o meglio ad integrazione delle evenienze ordinarie contemplate dal precedente art. 30;
- che ex art. 30 c. 2 citato il permesso di soggiorno per motivi familiari consente , tra l’altro, l’iscrizione alle liste di collocamento nonche’ lo svolgimento di lavoro subordinato ed autonomo;
- che quella appena enunciata rappresenta soluzione ermeneutica confortata dai fondamentali principi criteri previsti dall’art.12 preleggi, nonche’ soluzione maggiormente rispondente ai principi costituzionali , come gia’ ritenuto dal tribunale di Firenze con decreto 24.12.2001 (est Gatta, ric. A.S. e D.);
- che infatti gia’ sotto il profilo del “significato proprio delle parole secondo la connessione di esse” (interpretazione letterale o dichiarativa) l’espressione “anche in deroga alle disposizioni della presente legge”(contenuta nella parte terminale del primo periodo del 3 c. dell’art.31 in esame avvalora l’idea che l’autorizzazione in discorso rappresenti un’ipotesi particolare giustificante il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari in deroga – ovvero ad integrazione – delle evenienze ordinarie contemplate dalla disposizione immediatamente precedente (art. 30 citato);
- che la ratio delle norme che si esaminano ( movendo dal presupposto della razionalita’ del sistema id est della non contraddittorieta’ delle singole regole facenti parte del sistema, ovvero della sua logicita’) appare confermare quanto adesso sostenuto, atteso che l’art. 28 c. 3 citato nel D.Lgs prevede esplicitamente che in “tutti i procedimenti amministrativi e giurisdizionali finalizzati a dare attuazione al diritto all’unita’ familiare e riguardanti i minori, deve essere preso in considerazione con carattere di priorita’ il superiore interesse del fanciullo, conformemente a quanto previsto dall’art. 3 c. 1 della Convenzione di New York sui Diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della Legge 27 maggio 1991, n.176.”:
- che il riconoscimento del superiore interesse del minore a non essere separato dal genitore puo’ dirsi effettivo ( e non costituire mera enunciazione di principi o dichiarazione di intenti) solo e proprio nella misura in cui al genitore non abbiente , autorizzato ex citato art. 31 , ad entrare ovvero a permanere nel territorio italiano , sia consentito di svolgere regolare attivita’ lavorativa , esercitando ed adempiendo il proprio diritto-dovere di mantenere i figli (circa il fondamento normativo di tale dovere si vedano tra l’altro l’art.30 Cost., l’art. 147 cc., l’art.570 C.P., la citata Convenzione di New York del 20 novembre 1989);
- che va considerato che l’art. 2 c.1 del citato D.Lgs espressamente prevede che “allo straniero comunque presente alla frontiera e nel territorio dello Stato sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti;
- che, quanto all’interpretazione sistematica, e’ altresi’ da osservare che la previsione del citato art. 31 si inserisce (al pari di quelle contenute nei precedenti artt.28 e 30 ) nel Titolo IV del menzionato D.Lgs. 286/1998, rubricato “Diritto all’unita’ familiare e tutela dei minori” ed dedicato essenzialmente alla disciplina del permesso di soggiorno per motivi di famiglia, permesso il quale consente – come gia’ ricordato- lo svolgimento di attivita’ lavorativa;
- che il rilascio dell’autorizzazione ex menzionato art.31 infine non risulta subordinato alla dimostrazione della disponibilita’ da parte del familiare di mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del soggiorno (a differenza di quanto previsto dal precedente art.4) ovvero di un determinato reddito (come invece prevede il precedente art. 29), cosicche’ non puo’ restare preclusa al familiare la possibilita’ di svolgere in Italia attivita’ lavorativa regolare per procurarsi i mezzi di sussistenza ;
- che del resto, ove il rilascio dell’autorizzazione in esame risultasse realmente subordinato alla dimostrazione di disponibilita’ economiche da parte del familiare ovvero del minore, cio’ rappresenterebbe un’evidente violazione degli artt. 2 e 3 Cost. , posto che l’effettivita’ della garanzia costituzionale del riconoscimento di uno dei diritti inviolabili dell’uomo risulterebbe, di fatto, irragionevolmente condizionata ( o per meglio dire limitata) dalla sussistenza o meno di “adeguate” condizioni economiche e sociali dei portatori degli interessi sottesi ai diritti medesimi. Cio’ a tacere dell’evidente irragionevolezza – sotto il profilo della ingiustificata disparita’ di trattamento di una legge che tale limitazione dovesse consentire o imporre, atteso che i diritti del minore quali riconosciuti, tra l’altro, dalla Costituzione , dalle Convenzioni internazionali e dal D.Lgs n. 286/1998 risulterebbero di fatto non azionabili e non tutelabili se non per i minori abbienti;
Rilevato in fatto
Quanto al merito pare evidente al Collegio che lo sviluppo psicofisico del minore di cui al menzionato art. 31 e le sue condizioni di salute psicofisica (nulla autorizza a limitare<l’intervento ai soli casi di malattia organica anche ove non si consideri arbitraria tale distinzione) sarebbero fortemente compromessi sia nel caso che dovesse essere rimpatriato assieme al genitore (e dunque privato degli attuali supporti sociosanitari di cui gode nonche’ sradicato dal contesto relazionale in cui – come risulta dagli atti – di fatto e’ ormai integrato ) venisse smembrato il suo “ sistema “ famiglia. Le condizioni di salute come risultanti in atti fugano poi ogni possibile residuo dubbio (il piccolo --- e’ affetto da adenoiditi ricorrenti con alterazione della normale funzione respiratoria). Il precedente giudiziario (denuncia per spendita di una banconota falsificata da 50 euro) non appare impediente l’accoglimento del ricorso, sia per la presunzione di innocenza sia per l’occasionalita’ del fatto ( che secondo esperienza potrebbe denotare una buona fede) rispetto alle positive informazioni sociofamiliari .
Va data comunicazione del presente atto al ricorrente, al sig. Prefetto, al sig. Questore, ai Servizi Sociosanitari interessati, al Consolato, al G.T. ed al P.M. in sede, come da dispositivo.
P.Q.M.
Visti gli artt.31D.L.vo n. 286/1998, 737 ss cpc
Cosi pronunciando nell’interesse dei minori ---- e ----
1. autorizza la permanenza in Italia di --- e ----, per il periodo di anni due a decorrere dalla comunicazione del presente provvedimento termine entro il quale alla presente autorizzazione dovra’ farsi luogo con la regolarizzazione della permanenza nel paese per le vie ordinarie;
2. dichiara che il/la predetto/a ha diritto di ottenere il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari e di esercitare facolta’ a questo connesse, ai sensi dell’art. 30, c.2 D.L. vo n. 286/1998, ivi compresa la facolta’ di svolgere attivita’ lavorativa;
3. da’ mandato al Servizio Sociale di Pietrasanta autorizzandolo ad avvalersi della collaborazione della U.O.P. competente, perche’ mantenga la presa in carico dei minori attuando gli opportuni interventi di orientamento e sostegno dei bambini e del nucleo familiare e perche’ riferisca al P.M. presso questo Tribunale per i minorenni qualora dovesse sopravvenire la necessita’ di sospendere, modificare o revocare il presente provvedimento;
4. con efficacia immediata.
Si comunichi al ricorrente , al Servizio Sociale di P., al Consolato di Albania in Italia , al sig. Prefetto e al sig. Questore di Lucca, al giudice Tutelare presso il Tribunale pdi Viareggio , al P. M. in sede.
Firenze, li 5 agosto 2005
Depositato in cancelleria il 18 agosto 2005

Vi Veri Veniversum Vivus Vici
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FabioB
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Seychelles
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Posted - 23 January 2008 :  10:45:58  Show Profile
Fonte: Melting Pot

Minori – Il Tribunale, per motivi di tutela, può agire in deroga alle norme di ingresso

L’art. 31 del Testo Unico sull’Immigrazione (“Disposizioni a favore dei minori”), riconosce al Tribunale per i minorenni il potere e dovere di concedere un permesso di soggiorno ai genitori di minore straniero, qualora sia necessario per soddisfare le esigenze di tutela dello stesso, quindi la sua assistenza morale e materiale, a fronte di suoi particolari problemi e bisogni. Questo in deroga a tutte le disposizioni in materia d’ingresso e soggiorno per gli stranieri.
L’articolo recita infatti che “Il Tribunale per i Minorenni, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell’età e delle condizioni di salute del minore che si trova nel territorio italiano, può autorizzare l’ingresso o la permanenza del familiare, per un periodo di tempo determinato, anche in deroga alle altre disposizioni della presente legge”.

In altre parole può essere permessa l’autorizzazione al soggiorno di genitori nei casi in cui, normalmente, questi dovrebbero essere sottoposti a un provvedimento di espulsione perché in condizione irregolare. Viceversa, in situazioni ritenute meritevoli (in cui vi è una grave necessità di assistenza del minore) il Tribunale per i minorenni può concedere l’autorizzazione al soggiorno. La funzione del permesso di soggiorno è in questi casi proprio quella di consentire una effettiva tutela e protezione del minore.

Ma come può essere garantita questa tutela del minore se poi questi genitori, ottenuto il permesso di soggiorno, non possono provvedere al sostentamento del minore in quanto gli è impedito di svolgere regolare attività lavorativa?

È un caso che è stato affrontato dal Tribunale di Bologna (I sezione civile con provvedimento del 26 settembre 2005) che ha accertato la illegittimità del provvedimento adottato dalla Questura che aveva concesso - in base al provvedimento emesso dal Tribunale per i minorenni - il permesso di soggiorno ai genitori “per motivi di cure mediche” con divieto di svolgere attività lavorativa. Giustamente, i genitori si sono rivolti al Tribunale Civile contestando la legittimità del provvedimento, chiedendo che fosse accertato il loro diritto - in funzione del permesso di soggiorno già concesso dal Tribunale per i minorenni - di svolgere una regolare attività lavorativa per poter mantenere economicamente il proprio figlio.
E in effetti il Tribunale di Bologna non ha potuto che rilevare l’assurdità del provvedimento della questura, che contrasta con i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano, decidendo per la illegittimità dello stesso e dichiarando appunto che il pds, già concesso ai genitori del minore su provvedimento del Tribunale per i minorenni, consente lo svolgimento di attività lavorativa, limitatamente al periodo di validità del medesimo.

Sembra addirittura paradossale che una persona, per poter cercare lavoro e, quindi, dimostrare di aver la possibilità di lavorare in regola, debba essere munita sia del permesso di soggiorno che della sentenza del Tribunale.
Speriamo naturalmente che la questura, a questo punto, si uniformi al provvedimento di cui sopra e provveda a modificare tempestivamente il pds aggiungendovi anche l’indicazione relativa alla circostanza che è valido per svolgere attività lavorativa.

[ mercoledì 26 ottobre 2005 ]

Vi Veri Veniversum Vivus Vici
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FabioB
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Seychelles
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Posted - 23 January 2008 :  11:18:10  Show Profile
Fonte: Melting Pot

Sentenza Cassazione Civile n.16301 del 24 luglio 2007
La sentenza interviene per stabilire quale sia il giudice competente a decidere in tema di ottemperanza a precedente pronuncia giudiziale emanata dal Tribunale per i Minorenni.
Si ringrazia per la segnalazione l’Avv. Dario Belluccio

Il caso riguarda una persona straniera che, ex art. 31, comma 3, D.Lgs. 286/98, ottiene dal Tribunale per i minorenni di Firenze, prima, e dalla Corte di Appello della relativa circoscrizione, poi, un permesso di soggiorno, in deroga alle normali previsioni del T.U. in materia di ingresso e soggiorno in Italia (per una ipotesi simile si veda anche l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni di Lucca ). Si veda anche Trib. per i Minorenni di Firenze nonché l’articolo di NOLINK.

Il decreto impugnato per cassazione dal Ministero dell’Interno prevede (ipotesi peraltro non infrequente, in base ad una prassi che si diffonde presso i Tribunali per i Minori) che il genitore del minore autorizzato “all’ingresso o alla permanenza” in Italia sia stato, altresì, autorizzato dal Giudice a prestare attività lavorativa in Italia, pur non essendovi le comuni condizioni per il rilascio del relativo titolo di soggiorno. A fronte del dictum giudiziale, tuttavia, la Questura di Firenze rilascia un permesso di soggiorno "per motivi di salute e senza facoltà di svolgimento di attività lavorativa".

Anche la prassi della Questura di Firenze – di rilasciare in questi casi permessi per motivi di salute, che non permettono lo svolgimento di attività lavorativa regolare - può dirsi consolidata (in ambito amministrativo, però) e discende dalla lettura dell’art. 11, D.P.R. 334/2004 (Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, in materia di immigrazione) che prevede in tali casi il rilascio di permesso di soggiorno per cure mediche.

Ora, proprio il rilascio di tale permesso di soggiorno (secondo la disposizione regolamentare ma in dispregio della pronuncia del Giudice) ha dato luogo ad un giudizio di ottemperanza attraverso il quale la parte si è rivolta nuovamente al Tribunale minorile affinchè questi ordinasse alla Questura di rilasciare permesso di soggiorno idoneo a svolgere attività lavorativa, come deciso dai Tribunali già richiamati.

Le questioni rimesse all’esame della Corte di Cassazione a Sezioni Unite riguardano, in sostanza, questi aspetti:
1)da un lato la giurisdizione del Tribunale dei Minori a decidere su un giudizio di ottemperanza avverso un atto amministrativo che si assume lesivo di precedente giudicato del giudice civile;
2)conseguentemente il potere relativo al margine di discrezionalità della Questura nel rilascio di un titolo di soggiorno a seguito di provvedimento giudiziale.

Le Sezioni Unite hanno affermato la giurisdizione del Tribunale per i Minorenni e non quella del Giudice Amministrativo in quanto “non pertinente è, in primo luogo, in questo caso, la prospettazione di una vis atractiva del “giudizio di ottemperanza”, di cui già all’art. 27 n.. 4 del T.U. di legge sul Consiglio di Stato e poi al citato art. 17 della legge sui Tar n. 1034/1971”.

Questo perchè da un lato in materia di minori il giudice naturale è proprio il Tribunale per i Minorenni e, dall’altro, perchè nel caso specifico la Questura è tenuta all’emanazione di un “atto dovuto”, anche in considerazione delle parole utilizzate dal Legislatore che parla di “adempimento” da parte del Questore all’ordine del predetto Tribunale.

Non rimangono, in sostanza, alla Questura attività di natura provvedimentale perchè la pronuncia del Tribunale è già attributiva del bene giuridico richiesto e, di per sé, completo.

Affermano, allora, le Sezioni Unite: “Per cui è conseguente che, in caso di mancato o (come nella specie) inesatto o incompleto rilascio di un tale documento certificativo da parte dell’Autorità, sia lo stesso Giudice deputato alla tutela dei minori (e, comunque, l’A.G.O.) a conoscere delle doglianze dell’interessato: con poteri, in via eccezionale, anche ordinatori nei confronti della P.A., ai fini di effettiva, più completa e tempestiva tutela degli interessi del minore (che abbia necessità dell’assistenza del proprio familiare), non derivando da ciò interferenza alcuna del G.O. in sfere riservate all’esplicazione di poteri che possano definirsi discrezionali dell’Amministrazione.”

La pronuncia è sicuramente importante in quanto interviene in una materia in cui vi era un contrasto di giurisprudenza che, a questo punto, può dirsi superato.

Rimane in ogni caso fondamentale che, nel caso si adisca il Tribunale per i Minorenni ex art. 31 T.U. Immigrazione, venga richiesto dalla parte oltre che l’autorizzazione all’ingresso e/o alla permanenza in Italia anche il rilascio di un permesso di soggiorno abilitante allo svolgimento di attività lavorativa e che il Tribunale si pronunci su questa specifica domanda. In mancanza di questa richiesta e della relativa pronuncia del Tribunale le Questure potranno, come avviene di consueto, fare riferimento all’art. 11. D.P.R. cit. e rilasciare permesso di soggiorno per motivi di salute che non consente lo svolgimento di regolare attività lavorativa.

- [ Leggi ]la sentenza della Cassazione
- [ Leggi ] la precedente ordinanza del Tribunale di Lucca

[ mercoledì 17 ottobre 2007 ]


TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI LUCCA
Ufficio Volontaria Giurisdizione
n. 2047/05
IL GIUDICE
Sciogliendo la riserva che precede, osserva:
ai sensi dell’art. 30 comma VI DLGS 286/98 e’ possibile ricorrere al Tribunale in composizione monocratica non solo con il diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare, o il rifiuto del permesso di soggiorno per motivi familiari, ma anche contro tutti gli altri provvedimenti dell’autorità’ amministrativa in materia di diritti all’Unita’ familiare “.
Nel caso in esame il permesso di soggiorno per “cure mediche” rilasciato dalla Questura di Lucca il 31-3-2005, limitando in modo espresso l’autorizzazione concessa dal Tribunale per i minorenni di Firenze ai sensi dell’art. 31 dello stesso decreto, rientra tra i provvedimenti in materia di diritto all’unita’ familiare, ed e’ pertanto impugnabile dinanzi a questo Tribunale.
Il Tribunale per i minorenni di Firenze, con provvedimento del 1-6-04, ha autorizzato la permanenza in Italia del ricorrente XX per un periodo di due anni, in applicazione del terzo comma dell’art. 31 DLGS 286/98, accertando il suo diritto ad ottenere il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari, e ad esercitare le facola ad esso connesse ai sensi dell’art. 30 DLGS 286/98, tra cui la facolta’ di svolgere attivita’ lavorativa. Ritiene questo giudicante che la Questura di Lucca fosse obbligata a adempiere alle prescrizioni del Tribunale per i minorenni, senza poterne sindacare in alcun modo le statuizioni, e quindi fosse obbligata a rilasciare un permesso di soggiorno per motivi familiari, che consentirebbe al ricorrente di svolgere attivita’ lavorativa.
Tale conclusione e’ suffragata in primo luogo dal tenore letterale della norma, la quale dispone che i provvedimenti del Tribunale sono comunicati “al Questore per gli adempimenti”.
Inoltre deriva dal sistema delineato dal legislatore, che consente al Tribunale per i minorenni di autorizzare la permanenza del familiare “anche in deroga alle altre disposizioni del presente testo unico”.
In tal modo si e’ attribuito a tale organo giudiziario, ai fini di un’efficace tutela del minore straniero, un potere non vincolato alle altre condizioni previste dalla legge, e quindi a maggior ragione dai diversi convincimenti dell’amministrazione obbligata a rilasciare il permesso di soggiorno.
La Questura di Lucca sostiene che l’art. 11 DPR 334/2004 prevede nei casi di cui all’art. 31 comma III il rilascio di un permesso di soggiorno per cure mediche, e pertanto di aver agito nel rispetto della normativa applicabile al caso di specie.

L’eccezione non tiene conto del potere concesso dal legislatore al Tribunale dei minori di autorizzare la permanenza del familiare anche in deroga alle altre disposizioni del DLGS 286/98, e quindi a maggior ragione della normativa regolamentare di applicazione.
Inoltre il rilascio di un permesso di soggiorno per cure mediche non costituisce ottemperanza alla decisione del Tribunale dei minori, in quanto non consente di svolgere attivita’ lavorativa.
Il ricorso va pertanto accolto ed alla Questura di Lucca va ordinato il rilascio di un permesso per motivi familiari.
La sopravvenienza del DPR 334/2004, e le conseguenti difficolta’ interpretative, giustifica la compensazione delle spese di lite.
P.Q.M.
Accoglie l’opposizione e er l’effetti ordina alla Questura di Lucca il rilascio in favore del ricorrente XX di un permesso di soggiorno per motivi familiari, in ottemperanza al decreto del Tribunale per i Minorenni di Firenze. Del 1-6-2004.
Compensa le spese per la sussistenza di giusti motivi.
Lucca 5 dicembre 2005
IL GIUDICE
DR GIACOMO LUCENTE
_____________________________________________________

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONI UNITE CIVILI
Sentenza 24 luglio 2007, n. 16301
Fatto e diritto
l. Il Ministero dell'Interno impugna per cassazione il decreto della Corte di appello di Firenze in data 19 maggio 2006, confermativo del reclamato decreto 12 ottobre 2005 del Tribunale della stessa città, con il quale - in ragione della rilevata non conformità del permesso di soggiorno, "per motivi di salute e senza facoltà di svolgimento di attività lavorativa", rilasciato dal Questore di Firenze a N. E., rispetto al dictum del Tribunale dei minorenni che, con decreto del 7 luglio 2005, emesso ai sensi dell'art. 31, comma 3, d.lgs. n. 286/98, aveva viceversa “autorizzato la permanenza in Italia per anni due” della predetta E., “con facoltà di lavoro ... per provvedere alla cura ed educazione del figlio minore” qui residente - era stato, conseguentemente ordinato, da quel Tribunale, all'autorità amministrativa, il rilascio, all'interessata, di altro permesso di soggiorno, di contenuto corrispondente a quello del riferito provvedimento autorizzatorio del Giudice dei minori.
L'intimata non si è costituita.
2. Il ricorso viene all'esame di queste Sezioni unite per la soluzione della questione di giurisdizione, pregiudizialmente (nel suo primo motivo) prospettata dal Ministero.
Secondo il quale - avendo lamentato la E. la mancata puntuale esecuzione data dall'Amministrazione al giudicato formatosi [sia pure allo stato] in relazione al (non impugnato) decreto del Tribunale dei minorenni di Firenze - la cognizione della controversia sarebbe spettata al G.A., quale giudice dell'ottemperanza ex art. 37, comma primo, l. n. 1034/1971 ovvero, alternativamente, quale giudice competente "in via esclusiva" a conoscere delle "questioni inerenti alla nullità dei provvedimenti amministrativi in violazione o elusione del giudicato", come espressamente, appunto, ora previsto dall'art. 21 septies, comma 2, della l. 1990 n. 241, introdotto dall'art. 14 della recente legge 2005 n. 15. 3. L'eccezione di difetto di giurisdizione del G.O. è però infondata in entrambe le riferite due sue, pur suggestive, formulazioni.
3/1. Non pertinente è, in primo luogo, in questo caso, la prospettazione di una vis atractiva del “giudizio di ottemperanza”, di cui già all'art. 27 n.. 4 del T.U. di legge sul Consiglio di Stato e poi al citato art. 17 della legge sui Tar n. 1034/1971.
È ben vero, infatti, che con la previsione di detto peculiare giudizio (che configura un'ipotesi paradigmatica, di giurisdizione speciale amministrativa c.d. "di merito" in ragione di concorrenti poteri di amministrazione attiva attribuiti al giudicante) il legislatore ha inteso appunto riservare al G.A. - come sostenuto dall'Avvocatura - la cognizione delle controversie in cui l'interessato reclami l'effettiva attribuzione dell'utilità concreta riconosciutagli come dovuta con precedente giudicato [del G.O. o del G.A.] ma che egli non abbia ancora conseguito per l'inerzia del l'Amministrazione che a quel giudicato avrebbe dovuto dare attuazione.
Ma ciò appunto postula, per un verso, che il giudicato, di che trattasi, non sia, evidentemente, direttamente di per sé attributivo dell'utilità in questione e, per altro verso, che occorra ancora, ai fini ed agli effetti di una tale attribuzione, una attività della P.A., di natura provvedimentale, tale per i profili di discrezionalità che ne connotino le forme di sua esplicazione (e che vadano transitivamente a connotare la decisione del giudice dell'ottemperanza che sia chiamato a sostituirsi alla amministrazione attiva, rimasta inerte o che non abbia dato esatta esecuzione al precedente giudicato).
Entrambi tali presupposti - che radicano, dunque, la speciale giurisdizione del G.A. qui invocata dal Ministero - non ricorrono, però, nel caso di specie.
Nel quale, al contrario:
- per un verso, in ragione del peculiare e pregnante rilievo che (nel quadro di tutela della unità familiare) assumono gli interessi, in particolare, del minore straniero che si trovi in Italia, il legislatore, con la disposizione di cui al comma 3 dell'art. 31 d.lgs. n. 286/98 cit., ha attribuito al Tribunale dei minorenni (giudice naturale di quegli interessi) la competenza ad autorizzare - esso direttamente (con provvedimento quindi a tali effetti di per sé autosufficiente) - "l'ingresso o la permanenza", per dati periodi, nel nostro territorio del familiare, per motivi connessi ad esigenze primarie del minore stesso;
- e, per altro verso, il permesso di soggiorno - che, a seguito della ricevuta comunicazione della autorizzazione del Tribunale, al Questore è demandato di rilasciare - costituisce mero atto dovuto (di “adempimento”, secondo la testuale dizione del menzionato art. 31), privo, quindi, di qualsiasi connotato di discrezionalità (non potendo esso che riflettere contenuto, durata e condizioni di quella già concessa autorizzazione) e rispondente propriamente al solo scopo pratico di agevolare, in occasione di controlli o in funzione appunto lavorativa, la prova, da parte dello straniero familiare del minore, del titolo autorizzatorio, di cui è già comunque in possesso per dictum iudicis.
Per cui è conseguente che, in caso di mancato o (come nella specie) inesatto o incompleto rilascio di un tale documento certificativo da parte dell'Autorità, sia lo stesso Giudice deputato alla tutela dei minori (e, comunque, l'A.G.O.) a conoscere delle doglianze dell'interessato: con poteri, in via eccezionale, anche ordinatori nei confronti della P.A., ai fini di effettiva, più completa e tempestiva tutela degli interessi del minore (che abbia necessità dell'assistenza del proprio familiare), non derivando da ciò interferenza alcuna del G.O. in sfere riservate all'esplicazione di poteri che possano definirsi discrezionali dell'Amministrazione.
3/2. Né rileva in contrario, il richiamo - anche esso non pertinentemente operato dall'Avvocatura - alla giurisdizione esclusiva del G.A., quale di recente introdotta dall'art. 14 l. 2005 n. 15, in tema di controversie relative a "provvedimenti elusivi di un giudicato", atteso, appunto, che il permesso - che il Questore è tenuto a rilasciare al familiare del minore straniero per certificare il suo diritto all'ingresso o permanenza in Italia in conformità a quanto disposto dal Tribunale ordinario - non è, per quanto sin qui detto, atto amministrativo di natura provvedimentale.
3/3. Va, conclusivamente, in ogni sua parte respinto il primo motivo della odierna impugnazione, risolvendosi la questione di giurisdizione, in esso coinvolta, con declaratoria della giurisdizione del G.O.
4. Viene a questo punto in esame la censura, subordinatamente formulata nel merito con il residuo secondo mezzo dello stesso ricorso, a tenore della quale non rileverebbe, nella specie, la difformità del permesso di soggiorno in questione rispetto ad una decisione del Tribunale dei minorenni, che si assume in realtà non opponibile all'Autorità amministrativa, perché adottata senza integrazione del contraddittorio, nel giudizio a quo, nei confronti del Ministero dell'Interno, asserito "contraddittore necessario".
Anche tale motivo impugnatorio è però infondato.
Atteso che, nel quadro di disciplina del giudizio camerale di autorizzazione all'ingresso o permanenza in Italia di familiari di minore straniero - quale costituito dal combinato contesto degli art. 31 d.lgs. n. 286/98; 38, commi terzo e quarto, disp. att. c.p.c. e 68 d.l. 1983 n. 184 - non è previsto l'intervento del Ministero dell'interno né la presenza di alcun'altra autorità amministrativa, essendo chiamato a parteciparvi, come unica parte pubblica (come poteri anche impugnatori), il P.M. (cfr. gia Sez. I^ n. 17194/03).
5. Il ricorso va dunque integralmente respinto.
6. Non v'è luogo a provvedimenti sulle spese di questo giudizio di cassazione, non avendo la parte intimata, vittoriosa, qui svolto alcuna attività difensiva.
P.Q.M.
La Corte, a Sezioni unite, respinge il ricorso e dichiara la giurisdizione del G.O..

Vi Veri Veniversum Vivus Vici
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nadj
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1793 Posts

Posted - 23 January 2008 :  12:40:40  Show Profile
Grazie Fabio ... servivano anche a me

nadj

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fruvia
Starting Member

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2 Posts

Posted - 04 March 2008 :  11:48:58  Show Profile
Salve a tutti!

Devo fare un ricorso ex art 31., ma non so esattamente come si fa. Qualcuno potrebbe aiutarmi per favore?
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rena
Starting Member

Italy
3 Posts

Posted - 20 March 2008 :  10:17:43  Show Profile
Buongiorno
qualcuno sa dirmi gentilmente se il ricorso ex art. 31 può essere fatto direttamente dai genitori o se è necessaria l'assistenza di un avvocato?
grazie

rena
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