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 Diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro fam.
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xanderx
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Italy
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Posted - 29 April 2006 :  09:47:03  Show Profile  Reply with Quote
Diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente all'interno degli Stati membri
L'Unione adotta una direttiva sul diritto dei cittadini europei di circolare e soggiornare liberamente in tutta l'Unione mettendo insieme le misure sparpagliate nel complesso corpus legislativo che finora ha gestito sull'argomento. Tali misure sono finalizzate soprattutto a favorire l'esercizio del diritto dei cittadini europei di circolare e soggiornare liberamente, a ridurre allo stretto necessario le formalità amministrative, a definire meglio lo status dei familiari e a circoscrivere la possibilità di rifiuto o revoca del diritto di soggiorno.


ATTO
Direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE.

SINTESI
La direttiva raccoglie in un unico testo il complesso corpus legislativo esistente nel settore del diritto d'ingresso e di soggiorno dei cittadini dell'Unione nel territorio degli Stati membri che era disciplinato da due regolamenti e nove direttive. Tale semplificazione faciliterà l'esercizio di tali diritti non solo per i cittadini, ma anche per le amministrazioni nazionali. Inoltre, la direttiva intende semplificare al massimo le formalità per l'esercizio del diritto di soggiorno dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari.

Disposizioni generali

La presente direttiva intende disciplinare:

le modalità d'esercizio del diritto di libera circolazione e di soggiorno dei cittadini dell'UE * e dei loro familiari * ;
il diritto di soggiorno permanente;
le restrizioni ai diritti sopra menzionati per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica.
Diritto di circolazione e soggiorno fino a tre mesi

Qualsiasi cittadino dell'Unione ha il diritto di recarsi in uno Stato membro munito di una carta d'identità o di un passaporto validi. In ogni caso, non può essere imposto alcun visto di uscita o di ingresso. Se il cittadino in questione non dispone di documenti di viaggio, lo Stato membro ospitante gli concede ogni agevolazione affinché egli ottenga o faccia pervenire i documenti richiesti.

I familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro beneficiano dello stesso diritto del cittadino che accompagnano. Tali familiari possono essere soggetti all'obbligo del visto di breve durata ai sensi del regolamento (CE) n.539/2001. Il permesso di soggiorno è considerato equivalente al visto di breve durata.

Per i soggiorni inferiori a tre mesi, la sola formalità imposta al cittadino dell'Unione è il possesso di un documento d'identità o di un passaporto valido. Lo Stato membro ospitante può richiedere all'interessato di segnalare la sua presenza sul territorio nazionale entro un termine ragionevole e non discriminatorio.

Diritto di soggiorno per una durata superiore a tre mesi

Il diritto di soggiornare per un periodo superiore a tre mesi resta soggetto ad alcune condizioni:

esercitare un'attività in qualità di lavoratore subordinato o autonomo;
disporre di risorse economiche sufficienti e di un'assicurazione malattia al fine di non divenire un onere a carico dell'assistenza sociale dello Stato membro ospitante durante il soggiorno. A questo proposito, gli Stati dell'Unione non possono fissare l'ammontare delle risorse considerate sufficienti, ma devono tener conto della situazione personale degli interessati;
seguire una formazione professionale in qualità di studente;
essere un familiare di un cittadino dell'Unione facente parte di una delle categorie sopra menzionate.
Il permesso di soggiorno per i cittadini dell'Unione è soppresso. Tuttavia, lo Stato membro ospitante può chiedere al cittadino l'iscrizione presso le autorità competenti entro un periodo che non può essere inferiore a tre mesi dal suo ingresso. L'attestato di iscrizione viene immediatamente rilasciato dietro presentazione:

di una carta di identità o un passaporto validi;
di una dichiarazione o qualsiasi altro mezzo, a scelta del cittadino, comprovante che egli soddisfa le condizioni sopraelencate;
I familiari di un cittadino dell'Unione non aventi la cittadinanza di uno Stato membro devono chiedere una "carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell'Unione", che ha validità di almeno cinque anni a partire dal suo rilascio.

Il decesso, la partenza dal territorio dello Stato membro ospitante del cittadino dell'Unione così come il divorzio, l'annullamento del matrimonio o lo scioglimento della loro unione registrata non pregiudicano il diritto di soggiorno dei familiari, nel rispetto di talune condizioni.

Diritto di soggiorno permanente

Qualsiasi cittadino dell'Unione acquisisce il diritto di soggiorno permanente nello Stato membro ospitante dopo avervi risieduto legalmente per un periodo ininterrotto di cinque anni purché egli non sia stato oggetto di una misura di allontanamento. Tale diritto non è più soggetto ad alcuna condizione. Le stesse disposizioni si applicano ai familiari dell'interessato, non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, che hanno risieduto cinque anni con il suddetto nello Stato in questione. Una volta acquisito il diritto di soggiorno permanente si perde solo in caso di un'assenza della durata superiore a due anni consecutivi dallo Stato membro ospitante.

La direttiva riconosce ai cittadini dell'Unione che svolgono un'attività di lavoro subordinato o autonomo e ai loro familiari il diritto di soggiorno permanente prima dello scadere dei quattro anni consecutivi di residenza se determinate condizioni si verificano (conformemente al regolamento CEE n. 1271/70).

La carta di soggiorno permanente ha una durata illimitata ed è rinnovabile di diritto ogni dieci anni. Essa è rilasciata entro sei mesi a partire dalla presentazione della domanda. Il cittadino può provare la continuità della sua residenza con qualsiasi mezzo ammesso dallo Stato membro ospitante.

Disposizioni comuni al diritto di soggiorno e al diritto di soggiorno permanente.

Tutti i cittadini dell'Unione titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, così come i loro familiari, godono inoltre di pari trattamento rispetto ai cittadini nazionali nel campo d'applicazione del trattato. Tuttavia, prima dell'acquisizione del diritto di soggiorno permanente, lo Stato membro ospitante non è tenuto ad accordare il diritto a prestazioni di assistenza sociale alle persone che non siano lavoratori subordinati o autonomi o ai loro familiari né il diritto ad una borsa di mantenimento ai titolari del diritto di soggiorno recatisi nel territorio nazionale per motivi di studio. I familiari, indipendentemente dalla loro cittadinanza, potranno esercitare un'attività come lavoratori subordinati o autonomi.

Restrizioni al diritto di ingresso e di soggiorno per ragioni di ordine pubblico, di sicurezza o di sanità pubblica

Il cittadino dell'Unione o un suo familiare possono essere allontanati dal territorio dello Stato membro per ragioni di ordine pubblico, di sicurezza pubblica o sanità pubblica. In nessun caso, la decisione può essere dettata da ragioni economiche. Tutti i provvedimenti relativi alla libertà di circolazione e di soggiorno devono basarsi sul comportamento personale dell'interessato. L'esistenza di condanne penali non può automaticamente giustificare tale provvedimento.

Il comportamento personale deve rappresentare una minaccia effettiva e sufficientemente grave, che pregiudica un interesse fondamentale dello Stato ospitante. La scadenza del documento che ha consentito al cittadino l'ingresso nel paese non costituisce motivo sufficiente a giustificarne l'allontanamento.

In ogni caso, prima di adottare un provvedimento di espulsione dal territorio, lo Stato membro deve valutare alcuni elementi quali la durata della residenza nel suo territorio dell'interessato, l'età di quest'ultimo, il suo stato di salute, la sua situazione familiare e il grado di integrazione sociale nel paese che lo ha accolto così come i suoi legami con il paese d'origine. Solo in casi eccezionali, per motivi imperativi di pubblica sicurezza, un cittadino dell'Unione che abbia soggiornato nei dieci anni precedenti nello Stato ospitante o che sia minorenne può essere oggetto di una decisione di allontanamento.

Il provvedimento di rifiuto dell'ingresso o di allontanamento dal territorio deve essere notificato all'interessato. Deve essere motivato e i mezzi di ricorso disponibili ed i termini entro cui agire devono esservi indicati. Fatta eccezione per casi urgenti, il termine ultimo per lasciare il territorio non può essere inferiore a un mese a decorrere dalla data di notifica.

In alcun caso, il provvedimento di divieto di ingresso può avere carattere permanente. L'interessato può presentare una domanda di riesame della sua situazione entro tre anni. Inoltre, la presente direttiva prevede tutta una serie di garanzie procedurali.

Disposizioni finali

Gli Stati membri possono adottare le misure necessarie per rifiutare, estinguere o revocare un diritto conferito dalla presente direttiva, in caso di abuso di diritto o frode, quale ad esempio un matrimonio fittizio.

La presente direttiva è applicabile senza pregiudizio alle disposizioni nazionali legislative, amministrative e regolamentari più favorevoli.

A decorrere dal 30 aprile 2006, sono abrogati gli articoli 10 e 11 del regolamento (CEE) n. 1612/68 , la direttiva 64/221/CE , la direttiva 68/360/CE , la direttiva 72/194/CEE, la direttiva 73/148/CEE , la direttiva 75/34/CEE , la direttiva 75/35/CEE, la direttiva 90/364/CEE , la direttiva 90/365/CEE e la direttiva 93/96/CEE .

Entro il 30 aprile 2008 la Commissione presenta al Parlamento e al Consiglio una relazione relativa all'applicazione della presente direttiva e, all'occorrenza, ogni opportuna nuova proposta.

Gli Stati membri devono adottare le disposizioni necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 30 aprile 2006. In seguito, essi ne informano la Commissione.

La presente direttiva entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.


Termini chiave dell'atto
Cittadino dell'Unione: qualsiasi persona avente la cittadinanza di uno Stato membro.

Familiare: il coniuge; il partner che abbia contratto con il cittadino dell'Unione un'unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro, qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari l'unione registrata al matrimonio; i discendenti diretti di età inferiore a 21 anni o a carico e quelli del coniuge o partner sulla base della definizione di cui sopra; gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge o partner.



RIFERIMENTI
Atto Data di entrata in vigore Data limite di trasposizione negli Stati membri Gazzetta ufficiale
Direttiva 2004/38/CE (adozione: codecisione COD/2001/0111) 30.04.04 30.04.04 GU L 158 del 30.04.2004


Testo integrale in formato PDF : www.tuttostranieri.it/doc-immigrazione/2004-38-CE.pdf

Maumau
Patrocinatore di TS 2008

Argentina
3876 Posts

Posted - 25 May 2008 :  17:31:40  Show Profile  Reply with Quote
Decreto legislativo atto a modifcare il recipemento della direttiva 38/2004

DECRETO LEGISLATIVO
IN MATERIA DI
LIBERA CIRCOLAZIONE
DEI CITTADINI COMUNITARI
Verifica del reddito per poter soggiornare in Italia
Le risorse economiche sufficienti per soggiornare oltre tre mesi devono
provenire da attività lecite dimostrabili.
L’iscrizione anagrafica del cittadino comunitario, così come la richiesta
della carta di soggiorno per il suo familiare, deve avvenire entro dieci
giorni dal decorso dei tre mesi dall’ingresso.
La possibilità di autocertificare la sussistenza di risorse economiche
sufficienti è limitata a chi soggiorna nel territorio nazionale per motivi di
studio.
Anche ai comunitari sono estesi i rilievi dattiloscopici quando previsti per i
cittadini italiani.
E’prevista la sospensione del decorso dei cinque anni per l’acquisizione del
diritto al soggiorno permanente nelle more della esecuzione di condanne
per determinati reati gravi.
Ai fini dell’allontanamento, costituisce motivo imperativo di pubblica
sicurezza la mancata iscrizione anagrafica o la mancata richiesta della carta
di soggiorno. Vengono altresì previsti come motivi imperativi di pubblica
sicurezza i reati contro la moralità pubblica ed il buon costume ed i reati
per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Nelle more dell’esecuzione dell’allontanamento il comunitario potrà essere
trattenuto, per un massimo di quindici giorni, in un centro di permanenza.
In caso di violazione del divieto di reingresso è previsto l’aumento delle
sanzioni penali.
La mancata pronuncia, entro sessanta giorni, del giudice sull’istanza di
sospensione del provvedimento di allontanamento consente l’esecuzione
del medesimo provvedimento.



il post del mese
http://www.tuttostranieri.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6634
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cauchemar
Senior Member

Italy
1986 Posts

Posted - 25 May 2008 :  20:29:22  Show Profile  Reply with Quote
il disegno di legge presentato nel "pacchetto"
modificherebbe questi articoli:
[quote]art. 7
diritto di soggiorno per un periodo superiore a tre mesi.
1. il cittadino dell'unione ha diritto di soggiornare nel territorio nazionale per un periodo superiore a tre mesi quando:
a) è lavoratore subordinato o autonomo nello stato;
b) dispone per sè stesso e per i propri familiari di risorse economiche sufficienti derivanti da attività dimostrabili come lecite, per non diventare un onere a carico dell'assistenza sociale dello stato durante il periodo di soggiorno, e di un'assicurazione sanitaria o di altro titolo idoneo comunque denominato che copra tutti i rischi nel territorio nazionale;
c) è iscritto presso un istituto pubblico o privato riconosciuto per seguirvi come attività principale un corso di studi o di formazione professionale e dispone, per sè stesso e per i propri familiari, di risorse economiche sufficienti, per non diventare un onere a carico dell'assistenza sociale dello stato durante il suo periodo di soggiorno, da attestare attraverso una dichiarazione o con altra idonea documentazione, e di un'assicurazione sanitaria o di altro titolo idoneo che copra tutti i rischi nel territorio nazionale;
d) è familiare, come definito dall'articolo 2, che accompagna o raggiunge un cittadino dell'unione che ha diritto di soggiornare ai sensi delle lettere a), b) o c).
2. il diritto di soggiorno di cui al comma 1 è esteso ai familiari non aventi la cittadinanza di uno stato membro quando accompagnano o raggiungono nel territorio nazionale il cittadino dell'unione, purchè questi risponda alle condizioni di cui al comma 1, lettere a), b) o c).
3. il cittadino dell'unione, già lavoratore subordinato o autonomo sul territorio nazionale, conserva il diritto al soggiorno di cui al comma 1, lettera a) quando:
a) è temporaneamente inabile al lavoro a seguito di una malattia o di un infortunio;
b) è in stato di disoccupazione involontaria debitamente comprovata dopo aver esercitato un'attività lavorativa per oltre un anno nel territorio nazionale ed è iscritto presso il centro per l'impiego, ovvero ha reso la dichiarazione, di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, così come sostituito dall'articolo 3 del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, che attesti l'immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa;
c) è in stato di disoccupazione involontaria debitamente comprovata al termine di un contratto di lavoro di durata determinata inferiore ad un anno, ovvero si è trovato in tale stato durante i primi dodici mesi di soggiorno nel territorio nazionale, è iscritto presso il centro per l'impiego ovvero ha reso la dichiarazione, di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, così come sostituito dall'articolo 3 del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, che attesti l'immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa. in tale caso, l'interessato conserva la qualità di lavoratore subordinato per un periodo di un anno;
d) segue un corso di formazione professionale. salvo il caso di disoccupazione involontaria, la conservazione della qualità di lavoratore subordinato presuppone che esista un collegamento tra l'attività professionale precedentemente svolta e il corso di formazione seguito.

art. 9
formalità amministrative per i cittadini dell'unione ed i loro familiari.
1. al cittadino dell'unione che intende soggiornare in italia, ai sensi dell'articolo 7 per un periodo superiore a tre mesi, si applica la legge 24 dicembre 1954, n. 1228, ed il nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente, approvato con decreto del presidente della repubblica 30 maggio 1989, n. 223.
2. fermo quanto previsto dal comma 1, l'iscrizione è comunque richiesta trascorsi tre mesi dall'ingresso ed è rilasciata immediatamente una attestazione contenente l'indicazione del nome e della dimora del richiedente, nonchè la data della richiesta.
2. fermo quanto previsto dal comma 1, il cittadino dell'unione che intende soggiornare per un periodo superiore a tre mesi ha l'obbligo, per ragioni di tutela dell'ordine pubblico o della pubblica sicurezza, di richiedere l'iscrizione entro i dieci giorni successivi al decorso dei tre mesi dall'ingresso. l'ufficio competente rilascia immediatamente una attestazione contenente l'indicazione del nome e della dimora del richiedente, nonché la data della richiesta.
3. oltre a quanto previsto per i cittadini italiani dalla normativa di cui al comma 1, per l'iscrizione anagrafica di cui al comma 2, il cittadino dell'unione deve produrre la documentazione attestante:
a) l'attività lavorativa, subordinata o autonoma, esercitata se l'iscrizione è richiesta ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettera a);
b) la disponibilità di risorse economiche sufficienti per sè e per i propri familiari, secondo i criteri di cui all'articolo 29, comma 3, lettera b), del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nonchè la titolarità di una assicurazione sanitaria ovvero di altro titolo comunque denominato idoneo a coprire tutti i rischi nel territorio nazionale, se l'iscrizione è richiesta ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettera b);
c) l'iscrizione presso un istituto pubblico o privato riconosciuto dalla vigente normativa e la titolarità di un'assicurazione sanitaria ovvero di altro titolo comunque denominato idoneo a coprire tutti i rischi, nonchè la disponibilità di risorse economiche sufficienti per sè e per i propri familiari, secondo i criteri di cui all'articolo 29, comma 3, lettera b), del citato decreto legislativo n. 286 del 1998, se l'iscrizione è richiesta ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettera c).
4. il cittadino dell'unione, nei casi in cui l'iscrizione è richiesta ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettera c), può dimostrare di disporre, per sé e per i propri familiari, di risorse economiche sufficienti a non gravare sul sistema di assistenza pubblica, anche attraverso la dichiarazione di cui agli articoli 46 e 47 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa di cui al decreto del presidente della repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
5. ai fini dell'iscrizione anagrafica, oltre a quanto previsto per i cittadini italiani dalla normativa di cui al comma 1, i familiari del cittadino dell'unione europea che non hanno un autonomo diritto di soggiorno devono presentare, in conformità alle disposizioni del decreto del presidente della repubblica 28 dicembre 2000, n. 445:
a) un documento di identità o il passaporto in corso di validità, nonchè il visto di ingresso quando richiesto;
b) un documento che attesti la qualità di familiare e, qualora richiesto, di familiare a carico;
c) l'attestato della richiesta d'iscrizione anagrafica del familiare cittadino dell'unione.
6. salvo quanto previsto dal presente decreto, per l'iscrizione anagrafica ed il rilascio della ricevuta di iscrizione e del relativo documento di identità si applicano le medesime disposizioni previste per il cittadino italiano compresi i rilievi dattiloscopici nei casi previsti dalla legge.
7. le richieste di iscrizioni anagrafiche dei familiari del cittadino dell'unione che non abbiano la cittadinanza di uno stato membro sono trasmesse, ai sensi dell'articolo 6, comma 7, del citato decreto legislativo n. 286 del 1998, a cura delle amministrazioni comunali alla questura competente per territorio.

art. 10
carta di soggiorno per i familiari del cittadino comunitario non aventi la cittadinanza di uno stato membro dell'unione europea
1. i familiari del cittadino dell'unione non aventi la cittadinanza di uno stato membro, di cui all'articolo 2, trascorsi tre mesi dall'ingresso nel territorio nazionale, richiedono alla questura competente per territorio di residenza la "carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell'unione", redatta su modello conforme a quello stabilito con decreto del ministro dell'interno da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo. fino alla data di entrata in vigore del predetto decreto, è rilasciato il titolo di soggiorno previsto dalla normativa vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
1. i familiari del cittadino dell'unione privi della cittadinanza di uno stato membro, di cui all'articolo 2, che intendono soggiornare in italia per un periodo superiore a tre mesi hanno l'obbligo, per ragioni di tutela dell'ordine pubblico o della pubblica sicurezza di richiedere, entro i dieci giorni successivi al decorso dei tre mesi dall'ingresso nel territorio nazionale, alla questura competente per territorio di residenza, la "carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell'unione", redatta su modello conforme a quello stabilito con decreto del ministro dell'interno da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo. fino alla data di entrata in vigore del predetto decreto, e' rilasciato il titolo di soggiorno previsto dalla normativa vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
2. al momento della richiesta di rilascio della carta di soggiorno, al familiare del cittadino dell'unione è rilasciata una ricevuta secondo il modello definito con decreto del ministro dell'interno di cui al comma 1.
3. per il rilascio della carta di soggiorno, è richiesta la presentazione:
a) del passaporto o documento equivalente, in corso di validità, nonchè del visto di ingresso, qualora richiesto;
b) di un documento che attesti la qualità di familiare e, qualora richiesto, di familiare a carico;
c) dell'attestato della richiesta d'iscrizione anagrafica del familiare cittadino dell'unione;
d) della fotografia dell'interessato, in formato tessera, in quattro esemplari.
4. la carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell'unione ha una validità di cinque anni dalla data del rilascio.
5. la carta di soggiorno mantiene la propria validità anche in caso di assenze temporanee del titolare non superiori a sei mesi l'anno, nonchè di assenze di durata superiore per l'assolvimento di obblighi militari ovvero di assenze fino a dodici mesi consecutivi per rilevanti motivi, quali la gravidanza e la maternità, malattia grave, studi o formazione professionale o distacco per motivi di lavoro in un altro stato; è onere dell'interessato esibire la documentazione atta a dimostrare i fatti che consentono la perduranza di validità.
6. il rilascio della carta di soggiorno di cui al comma 1 è gratuito, salvo il rimborso del costo degli stampati e del materiale usato per il documento.

art. 14
diritto di soggiorno permanente.
1. il cittadino dell'unione che ha soggiornato legalmente ed in via continuativa per cinque anni nel territorio nazionale ha diritto al soggiorno permanente non subordinato alle condizioni previste dagli articoli 7, 11, 12 e 13.
2. salve le disposizioni degli articoli 11 e 12, il familiare non avente la cittadinanza di uno stato membro acquisisce il diritto di soggiorno permanente se ha soggiornato legalmente in via continuativa per cinque anni nel territorio nazionale unitamente al cittadino dell'unione.
3. la continuità del soggiorno non è pregiudicata da assenze che non superino complessivamente sei mesi l'anno, nonchè da assenze di durata superiore per l'assolvimento di obblighi militari ovvero da assenze fino a dodici mesi consecutivi per motivi rilevanti, quali la gravidanza e la maternità, malattia grave, studi o formazione professionale o distacco per motivi di lavoro in un altro stato membro o in un paese terzo.
4. il diritto di soggiorno permanente si perde in ogni caso a seguito di assenze dal territorio nazionale di durata superiore a due anni consecutivi.
4-bis. fermo restando quanto previsto dall'articolo 20, in caso di condanna per i reati di cui all'articolo 380, commi 1 e 2, del codice di procedura penale, il termine di cinque anni di cui ai commi 1 e 2 è sospeso dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna e ricomincia a decorrere dopo l'esecuzione della pena.

art. 20.
limitazioni al diritto di ingresso e di soggiorno
1. salvo quanto previsto dall'articolo 21, il diritto di ingresso e soggiorno dei cittadini dell'unione o dei loro familiari, qualsiasi sia la loro cittadinanza, puo' essere limitato con apposito provvedimento solo per: motivi di sicurezza dello stato; motivi imperativi di pubblica sicurezza; altri motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza.
2. i motivi di sicurezza dello stato sussistono anche quando la persona da allontanare appartiene ad una delle categorie di cui all'articolo 18 della legge 22 maggio 1975, n. 152, ovvero vi sono fondati motivi di ritenere che la sua permanenza nel territorio dello stato possa in qualsiasi modo agevolare organizzazioni o attività terroristiche, anche internazionali.
3. i motivi imperativi di pubblica sicurezza sussistono quando la persona da allontanare abbia tenuto comportamenti che costituiscono una minaccia concreta, effettiva e grave ai diritti fondamentali della persona ovvero all'incolumità pubblica, rendendo urgente l'allontanamento perché la sua ulteriore permanenza sul territorio è incompatibile con la civile e sicura convivenza. ai fini dell'adozione del provvedimento, si tiene conto anche di eventuali condanne, pronunciate da un giudice italiano o straniero, per uno o più delitti non colposi, consumati o tentati, contro la vita o l'incolumità della persona, o per uno o più delitti corrispondenti alle fattispecie indicate nell'articolo 8 della legge 22 aprile 2005, n. 69, di eventuali ipotesi di applicazione della pena su richiesta a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per i medesimi delitti, ovvero dell'appartenenza a taluna delle categorie di cui all'articolo 1 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, o di cui all'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, nonché di misure di prevenzione o di provvedimenti di allontanamento disposti da autorità straniere.
3. i motivi imperativi di pubblica sicurezza sussistono in ogni caso se la persona da allontanare non abbia provveduto alla iscrizione di cui all'articolo 9, comma 2, o alla richiesta della carta di soggiorno di cui all'articolo 10, comma 1, ovvero abbia tenuto comportamenti che costituiscono una minaccia concreta, effettiva e grave ai diritti fondamentali della persona ovvero all'incolumità pubblica o alla moralità pubblica ed il buon costume, rendendo urgente l'allontanamento perché la sua ulteriore permanenza sul territorio è incompatibile con la civile e sicura convivenza. ai fini dell'adozione del provvedimento, si tiene conto anche di eventuali condanne, pronunciate da un giudice italiano o straniero, per uno o più delitti non colposi, consumati o tentati, contro la vita o l'incolumità della persona o contro la moralità pubblica ed il buon costume, o per uno o più reati di cui all'articolo 380, comma 1 e 2, del codice di procedura penale; di eventuali ipotesi di applicazione della pena su richiesta a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per i medesimi delitti, ovvero dell'appartenenza a taluna delle categorie di cui all'articolo 1 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, o di cui all'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, nonché di misure di prevenzione o di provvedimenti di allontanamento disposti da autorità straniere.";
4. i provvedimenti di allontanamento sono adottati nel rispetto del principio di proporzionalità e non possono essere motivati da ragioni di ordine economico, né da ragioni estranee ai comportamenti individuali dell'interessato che rappresentino una minaccia concreta e attuale all'ordine pubblico o alla pubblica sicurezza. l'esistenza di condanne penali non giustifica di per sé l'adozione di tali provvedimenti.
5. nell'adottare un provvedimento di allontanamento, si tiene conto della durata del soggiorno in italia dell'interessato, della sua età, della sua situazione familiare e economica, del suo stato di salute, della sua integrazione sociale e culturale nel territorio nazionale e dell'importanza dei suoi legami con il paese di origine.
6. i titolari del diritto di soggiorno permanente di cui all'articolo 14 possono essere allontanati dal territorio nazionale solo per motivi di sicurezza dello stato, per motivi imperativi di pubblica sicurezza o per altri gravi motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza.
7. i beneficiari del diritto di soggiorno che hanno soggiornato nel territorio nazionale nei precedenti dieci anni o che siano minorenni possono essere allontanati solo per motivi di sicurezza dello stato o per motivi imperativi di pubblica sicurezza, salvo l'allontanamento sia necessario nell'interesse stesso del minore, secondo quanto previsto dalla convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata con legge 27 maggio 1991, n. 176.
8. le malattie o le infermità che possono giustificare limitazioni alla libertà di circolazione nel territorio nazionale sono solo quelle con potenziale epidemico individuate dall'organizzazione mondiale della sanità, nonché altre malattie infettive o parassitarie contagiose, sempreché siano oggetto di disposizioni di protezione che si applicano ai cittadini italiani. le malattie che insorgono successivamente all'ingresso nel territorio nazionale non possono giustificare l'allontanamento.
9. il ministro dell'interno adotta i provvedimenti di allontanamento per motivi imperativi di pubblica sicurezza dei soggetti di cui al comma 7, nonché i provvedimenti di allontanamento per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello stato. negli altri casi, i provvedimenti di allontanamento sono adottati dal prefetto del luogo di residenza o dimora del destinatario.
10. i provvedimenti di allontanamento sono motivati, salvo che vi ostino motivi attinenti alla sicurezza dello stato. se il destinatario non comprende la lingua italiana, il provvedimento è accompagnato da una traduzione del suo contenuto, anche mediante appositi formulari, sufficientemente dettagliati, redatti in una lingua a lui comprensibile o, se ciò non è possibile per indisponibilità di personale idoneo alla traduzione del provvedimento in tale lingua, comunque in una delle lingue francese, inglese, spagnola o tedesca, secondo la preferenza indicata dall'interessato. il provvedimento è notificato all'interessato e riporta le modalità di impugnazione e, salvo quanto previsto al comma 11, indica il termine stabilito per lasciare il territorio nazionale che non puo' essere inferiore ad un mese dalla data della notifica e, nei casi di comprovata urgenza, puo' essere ridotto a dieci giorni. il provvedimento indica anche la durata del divieto di reingresso che non puo' essere superiore a dieci anni nei casi di allontanamento per i motivi di sicurezza dello stato e a cinque anni negli altri casi.
11. il provvedimento di allontanamento per motivi di sicurezza dello stato e per motivi imperativi di pubblica sicurezza è immediatamente eseguito dal questore e si applicano le disposizioni di cui all'articolo 13, comma 5-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. ove sussistano ostacoli tecnici all'esecuzione dell'allontanamento o difficoltà nell'identificazione, il destinatario del provvedimento di allontanamento è trattenuto in un centro di permanenza temporanea e assistenza secondo le procedure di cui all'art. 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, per un periodo massimo di quindici giorni.
12. nei casi di cui al comma 10, se il destinatario del provvedimento di allontanamento si trattiene oltre il termine fissato, il questore dispone l'esecuzione immediata del provvedimento di allontanamento dell'interessato dal territorio nazionale. si applicano, per la convalida del provvedimento del questore, le disposizioni del comma 11.
13. il destinatario del provvedimento di allontanamento può presentare domanda di revoca del divieto di reingresso dopo che, dall'esecuzione del provvedimento, sia decorsa almeno la metà della durata del divieto, e in ogni caso decorsi tre anni. nella domanda devono essere addotti gli argomenti intesi a dimostrare l'avvenuto oggettivo mutamento delle circostanze che hanno motivato la decisione di vietarne il reingresso nel territorio nazionale. sulla domanda, entro sei mesi dalla sua presentazione, decide con atto motivato l'autorità che ha emanato il provvedimento di allontanamento. durante l'esame della domanda l'interessato non ha diritto di ingresso nel territorio nazionale.
14. il destinatario del provvedimento di allontanamento che rientra nel territorio nazionale in violazione del divieto di reingresso, è punito con la reclusione fino a due anni da uno a quattro anni, nell'ipotesi di allontanamento per motivi di sicurezza dello stato, ovvero fino ad un anno, nelle altre ipotesi. il giudice puo' sostituire la pena della reclusione con la misura dell'allontanamento immediato con divieto di reingresso nel territorio nazionale, per un periodo da cinque a dieci anni. l'allontanamento è immediatamente eseguito dal questore, anche se la sentenza non è definitiva.
15. si applica la pena detentiva della reclusione fino a tre anni da uno a cinque anni in caso di reingresso nel territorio nazionale in violazione della misura dell'allontanamento disposta ai sensi del comma 14, secondo periodo.
16. nei casi di cui ai commi 14 e 15 si procede con rito direttissimo. in caso di condanna, salvo che il giudice provveda ai sensi del comma 14, secondo periodo, è sempre adottato un nuovo provvedimento di allontanamento immediatamente esecutivo, al quale si applicano le norme del comma 11.
17. i provvedimenti di allontanamento di cui al presente articolo sono adottati tenendo conto anche delle segnalazioni motivate del sindaco del luogo di residenza o di dimora del destinatario del provvedimento.

art. 22.
ricorsi avverso i provvedimenti di allontanamento
1. avverso il provvedimento di allontanamento per motivi di sicurezza dello stato di cui all'articolo 20, commi 1 e 2, e per motivi di ordine pubblico può essere presentato ricorso al tribunale amministrativo regionale del lazio, sede di roma.
2. avverso il provvedimento di allontanamento per motivi di pubblica sicurezza, per motivi imperativi di pubblica sicurezza e per i motivi di cui all'articolo 21 può essere presentato ricorso entro venti giorni dalla notifica, a pena di inammissibilità, al tribunale ordinario in composizione monocratica in cui ha sede l'autorità che lo ha adottato. la parte puo' stare in giudizio personalmente.
3. i ricorsi di cui ai commi 1 e 2, sottoscritti personalmente dall'interessato, possono essere presentati anche per il tramite di una rappresentanza diplomatica o consolare italiana; in tale caso l'autenticazione della sottoscrizione e l'inoltro all'autorità giudiziaria italiana sono effettuati dai funzionari della rappresentanza. la procura speciale al patrocinante legale è rilasciata avanti all'autorità consolare, presso cui sono eseguite le comunicazioni relative al procedimento.
4. i ricorsi di cui ai commi 1 e 2 possono essere accompagnati da una istanza di sospensione dell'esecutorietà del provvedimento di allontanamento. fino all'esito dell'istanza di cui al presente comma, l'efficacia del provvedimento impugnato resta sospesa, salvo che il provvedimento di allontanamento si basi su una precedente decisione giudiziale ovvero sia fondato su motivi di sicurezza dello stato o su motivi imperativi di pubblica sicurezza.
4. i ricorsi di cui ai commi 1 e 2 possono essere accompagnati da una istanza di sospensione dell'esecutorietà del provvedimento di allontanamento. fino all'esito dell'istanza di cui al presente comma, che deve essere decisa entro sessanta giorni dalla sua presentazione, l'efficacia del provvedimento impugnato resta sospesa, salvo che il provvedimento di allontanamento si basi su una precedente decisione giudiziale ovvero sia fondato su motivi di sicurezza dello stato o su motivi imperativi di pubblica sicurezza. il provvedimento viene comunque eseguito se decorre il termine di sessanta giorni senza la decisione del giudice.
5. sul ricorso di cui al comma 2, il tribunale decide a norma degli articoli 737, e seguenti, del codice di procedura civile. qualora i tempi del procedimento dovessero superare il termine entro il quale l'interessato deve lasciare il territorio nazionale ed è stata presentata istanza di sospensione ai sensi del comma 4, il giudice decide con priorità sulla stessa prima della scadenza del termine fissato per l'allontanamento.
6. al cittadino comunitario o al suo familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, cui è stata negata la sospensione del provvedimento di allontanamento sono consentiti, a domanda, l'ingresso ed il soggiorno nel territorio nazionale per partecipare al procedimento di ricorso, salvo che la sua presenza possa procurare gravi turbative o grave pericolo all'ordine pubblico o alla sicurezza pubblica. l'autorizzazione è rilasciata dal questore anche per il tramite di una rappresentanza diplomatica o consolare su documentata richiesta dell'interessato.
7. nel caso in cui il ricorso è respinto, l'interessato presente sul territorio dello stato deve lasciare immediatamente il territorio nazionale.
[/quote]

šuluq - i.b.

Edited by - cauchemar on 25 May 2008 20:36:11
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Richard66
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Posted - 09 December 2008 :  13:37:12  Show Profile  Reply with Quote
Ho saputo che domenica scorsa, cioè il 7 dicembre 2008, la Commissione Europea ha pubblicato il loro raporto sulla Direttiva 2004/38 e che hanno dato uno schiaffo alla Danimarca, Irlanda, Regno Unito (i Tre Moschetieri), Austria, Germania e Cipro. Solo non trovo questo rapporto. Qualcuno lo ha già visto?
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Richard66
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Posted - 10 December 2008 :  16:51:54  Show Profile  Reply with Quote
Il rapporto della Commissione Europea! Per ora non c'è in italiano:

Brussels, 10 December 2008

Free movement and residence rights of EU citizens and their families: the Commission assesses application by Member States
The Commission adopted today a report on the application of Directive 2004/38/EC on the right of EU citizens and their family members to move and reside freely within the territory of the Member States. The report concludes that the overall transposition of the Directive is rather disappointing. It outlines the steps the Commission will take to ensure that Member States improve their laws and administrative practices so that EU citizens’ rights are not impaired.
Vice-president Jacques Barrot, Commissioner in charge for Justice, Freedom and Security, stated "Free movement of persons constitutes one of the fundamental freedoms of the internal market, to the benefit of EU citizens, of the Member States and of the competitiveness of European economy. Flaws in the implementation of EU law in this field might result in a breach of the principles laying at the very core basis of the European construction. This is why the Commission will step up its efforts to ensure that EU citizens and their families effectively and fully enjoy their rights under the Directive. The Commission will use fully its powers under the Treaty to achieve this result, launching infringement proceedings when necessary, providing guidance to the Member States and ensuring that EU citizens are informed of their rights."

Directive 2004/38 provides a single legal instrument on free movement of EU citizens and their family members. The Directive lays down simple administrative formalities and gives to EU citizens and their families a right of permanent residence after five years of residence in the host Member State. The Directive extends family reunification rights to registered partners under certain conditions.

Member States had to bring into force the laws and administrative provisions necessary to comply with the Directive by 30 April 2006. One of the roles of the Commission is to make sure that EU laws are effectively implemented at national or local level for the benefits of EU citizens. Now, after two and a half years, it is time to take stock of how Member States fulfilled this obligation.

All Member States have adopted national laws to protect the right of EU citizens and their families to move and reside freely within the EU.

Although national laws in some areas treat EU citizens and their families better than EU law requires, not one single Member State has transposed the Directive effectively and correctly in its entirety. Not one Article of the Directive has been transposed effectively and correctly by all Member States.

The overall transposition of the Directive is rather disappointing.

Only Cyprus, Greece, Finland, Portugal, Malta, Luxembourg and Spain have correctly adopted more than 85% of provisions of the Directive.

Austria, Denmark, Estonia, Slovenia and Slovakia, on the other hand, have correctly adopted less than 60% of provisions of the Directive.

This is mitigated by the fact that incorrectly transposed provisions of the Directive seem to be , at least in a number of cases, correctly applied by the national courts and authorities, despite the absence of written and clear guidelines for the exercise of judicial and administrative discretion in this area.

The problems revealing persistent violation of the core rights of EU citizens exercising their right to free movement within the EU are mostly related to:

• the right of entry and residence of third country family members (problems with entry visas or when crossing the border, conditions attached to the right of residence not foreseen in the Directive and delayed issue of residence cards),

• the requirement for EU citizens to submit with the applications for residence additional documents not foreseen in the Directive.

The responsibility for ensuring that the rights of EU citizens are guaranteed and that EU citizens are informed of their rights lies with the Member States.

The Commission will continue working at technical level with the Member States. This work has already identified a number of issues that require further discussion and clarification, especially as regards the issues of criminality and abuse.

The Commission intends to offer information and assistance by issuing guidelines in the first half of 2009 on a number of issues identified as problematic in transposition or application.

The Commission will also encourage and support Member States to launch awareness-raising campaigns to inform EU citizens of their rights under the Directive.
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cauchemar
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Posted - 10 December 2008 :  21:17:04  Show Profile  Reply with Quote
COMMISSION OF THE EUROPEAN COMMUNITIES
Brussels, COM(2008) 840/3

REPORT FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL
on the application of Directive 2004/38/EC on the right of citizens of the Union and their family members to move and reside freely within the territory of the Member States

(Text with EEA relevance)


1. INTRODUCTION

The purpose of this Report is to present a comprehensive overview of how Directive 2004/38/EC1 is transposed into national law and how it is applied in everyday life. With this report, the Commission is discharging its obligation under Article 39(1) of the Directive to draw up a report on the application of the Directive and to submit it to the European Parliament and the Council2.
The Commission will keep this matter under constant review and will issue further reports and guidelines in due course.
Free movement of persons constitutes one of the fundamental freedoms of the internal market, to the benefit of EU citizens, of the Member States and of the competitiveness of European economy. It is one of the rights mentioned in the Charter of Fundamental Rights of the European Union (Article 45). In the first days of the European project, only workers benefited from free movement (Article 39 of the EC Treaty). Over time, this right was extended to all EU citizens. Citizenship of the Union confers on every EU citizen a primary and individual right to move and reside freely on the territory of the Union, subject to the limitations and conditions laid down in the Treaty and to the measures adopted to give it effect (Article 18 of the EC Treaty). Such limitations and conditions are to be found in Directive 2004/38/EC. The Directive codified the existing legislation and case-law in the area of free movement, and simplified it in the interest of reader-friendliness and clarity.
Citizens from Member States that joined the EU recently enjoy unrestricted right of free movement. Transitional arrangements apply only to access to labour markets.
The Directive is fundamental not only for more than 8 million3 EU citizens who reside in another Member State and their family members, but also for the millions of EU citizens travelling every year inside the EU.
The significance of the right of free movement is underlined by the expectations of EU citizens. A recent survey4 has shown that 88% of respondents know of this right5, an increase of 4% since the last such survey in 2002.
This Report has been drawn up on the basis of many sources, including a study6 analysing the conformity of national provisions with the Directive, a questionnaire on practical implementation of the Directive answered by the Member States, the Commission’s own investigations, individual complaints, co-operation with the European Parliament, Parliamentary resolutions, questions and petitions and discussions with Member States on practical issues arising from application of the Directive.

2. MONITORING OF TRANSPOSITION OF THE DIRECTIVE

As stipulated in Article 40(1) of the Directive, Member States had to bring into force the laws, regulations and administrative provisions necessary to comply with the Directive by 30 April 2006.
The Commission organised two meetings with Member States to answer questions concerning the interpretation of the Directive in June 2005 and January 2006.
Communication by Member States of national implementing measures was incomplete and late in a large number of cases. Between June 2006 and February 2007 the Commission initiated infringement proceedings under Article 226 of the EC Treaty against 19 Member States7 for their failure to communicate the text of the provisions of national law adopted to transpose the Directive. Since then, as all Member States have gradually adopted the transposition measures, the infringement proceedings for non-communication have been closed.
The Directive has been already incorporated8 into the EEA Agreement but it is not applicable yet in the non-EU EEA countries, as the fulfilment of the national constitutional requirements is still pending in Norway.

3. COMPLIANCE OF THE TRANSPOSITION MEASURES

The overall transposition of Directive 2004/38/EC is rather disappointing. Not one Member State has transposed the Directive effectively and correctly in its entirety. Not one Article of the Directive has been transposed effectively and correctly by all Member States.
On the other hand, Member States in some areas adopted transposition measures that are more favourable to EU citizens and their family members than required by the Directive itself9.
Although in Cyprus, Greece, Finland, Luxembourg, Malta, Portugal and Spain the problems of compliance are linked only to some provisions of the Directive, considerable parts and crucial provisions of the Directive have been incorrectly transposed in most Member States.
This part of the Report sets out issues of compliance following the structure of the Directive.

3.1. Family members

Generally speaking, the transposition of the definition of family members under Article 2(2) is satisfactory.
Transposition with regard to the rights of other family members under Article 3(2) is less satisfactory. Thirteen 10 Member States [IT included] have failed to transpose Article 3(2) correctly. On the other hand, ten Member States11 transposed it in a more favourable way by extending the automatic right to reside with the EU citizen also to this category of family members.
Same-sex couples enjoy full rights of free movement and residence in thirteen Member States12 [IT included in the footnotes… !?!?, not in fact] which consider registered partners as family members.
Following a judgment of the Court of Justice on 23 September 200313, Denmark, Ireland, Finland and the UK made the right of residence of third country family members conditional upon their prior lawful residence in another Member State. Seven Member States14 adopted the same interpretation through administrative guidelines.
The application of this additional requirement, not provided for in the Directive, resulted in a high number of complaints.
On 25 July 2008 in case C-127/08 Metock, the Court of Justice ruled that the requirement of lawful prior residence is contrary to the Directive. It is important to underline that, according to the referring national court, none of the marriages in the Metock case was a marriage of convenience. The Court of Justice recalled that the Directive does not prevent Member States from fighting against abuse of Community rights, including marriages of convenience, as stipulated in Article 35.
This judgment caused considerable controversy in some Member States, notably in Denmark, where it was suggested that a loophole in immigration law had been created that could make it easier for third country nationals to “regularise” their situation by means of marriage to an EU citizen (see point 3.8.3 below).

3.2. Right of entry

The transposition of Article 5(2) is often incorrect and/or incomplete, and the legislative shortcomings result in frequent violations of the rights of family members, notably those who are third country nationals.
Only seven Member States15 [IT non included in the footnotes… ?] have introduced specific facilities for family members to acquire an entry visa in their legislation. Bulgaria and Germany seem to ensure the facilitation in practice. Five Member States16 do not provide for the visa exemption for family members holding a residence card issued by another Member State.
Additional practical problems encountered by third country family members are caused by the failure to differentiate between third country nationals and third country family members of EU citizens, who enjoy certain rights under the Directive. The latter are still often required to submit a range of documents with their application for an entry visa, such as a proof of accommodation, sufficient resources, an invitation letter or return ticket.
Article 5(4) providing for the right of entry for EU citizens and their family members arriving at the border without the necessary travel documents or, if required, entry visas is often transposed and applied incorrectly. It was incorrectly transposed in Belgium, Latvia and Sweden. Six Member States17 [IT incl.] have not transposed the provision at all.

3.3. Right of residence for up to three months

Most Member States have transposed Article 6 correctly. However, there are some compliance problems. Italy, Hungary, Slovenia and Spain make the right of residence conditional upon the third country family member’s entering the country lawfully. Greece, Luxembourg and Slovenia link the right of residence to the duration of the entry visa. According to Community law, as confirmed by the case-law18, the residence rights cannot be denied on the sole ground that the family member has entered the Member State unlawfully or that their entry visa has expired.
Only Denmark, Finland, Malta and Sweden correctly provide for a more favourable treatment of jobseekers without formalities in relation to the right of residence under Article 6 in the light of Recital 9.

3.4. Right of residence for more than three months

3.4.1. Conditions attached to this right

Most Member States have transposed Article 7(1) correctly. Estonia and Spain do not even require EU citizens to meet any of the conditions set out in Article 7(1), and the right of residence is given solely on the basis of having citizenship of the Union.
The Czech Republic recognises the right of residence only when the family has satisfactory accommodation. Malta requires EU citizens to obtain a work licence in order to have the right of residence as workers19. Such requirements are contrary to Community law. There is no right for EU citizens to reside in Slovenia and Slovakia as family members of another EU citizen, making it more difficult for them to acquire the right of residence there.
Concerning family members of students, twelve Member States20 have not made use of the option of Article 7(4) to restrict the scope only to the spouse and dependent children. Other Member States have made use of the option, but eight21 of them have not correctly transposed the obligation to facilitate entry and residence for the student’s direct ascendants and descendants.
Article 7(3), which provides for the retention of the status of worker, is not correctly transposed in seventeen Member States22, [IT incl] mostly due to the fact that the law provides for the retention of the right of residence, but not of the status of worker, which is a wider concept. Retention of a status of a worker has impact not only on the right of residence but also confers additional protection against expulsion, the possibility to acquire the right of permanent residence on favourable conditions and an unrestricted right of equal treatment.

3.4.2. Administrative formalities for EU citizens

Under Article 8(1), Member States may require EU citizens to register. Ireland is the only Member State without a registration system.
The Czech Republic, Slovakia and the UK provide for an optional registration scheme. Other Member States oblige EU citizens to register and generally speaking their legislation transposes the Directive correctly.
However, twelve Member States23 [IT incl] have transposed the notion of ‘sufficient resources’ incorrectly or ambiguously. Problems relate mostly to setting a minimum amount regarded as sufficient and failure to take the decision on the basis of personal circumstances.
Belgium, Hungary, the Netherlands and Sweden adopted detailed guidelines concerning the evaluation of sufficient resources. Latvia and the Czech Republic have detailed guidelines on how to assess the notion of "unreasonable burden".

3.4.3. Administrative formalities for third country family members

Most of the transposition concerns here relate to the residence card issued to third country family members, their validity and supporting documents to be submitted with an application.
A serious problem is that in a number of Member States the residence card is not called "Residence card of a family member of a Union citizen", as required by Article 10. Family members concerned may find it difficult to prove that their situation falls under the Directive, and not under the more restrictive national rules on aliens.

3.5. Retention of the right to reside in the event of death, departure or divorce

Regarding retention of the right of residence by family members who are EU citizens themselves, transposition is satisfactory. This is not the case for third country family members where transposition is often problematic.
Austria, Denmark, Ireland, Latvia, Slovenia and Slovakia have not fully transposed Articles 12(2) and 13(2), omitting the possibility to retain the right of residence for family members of a person satisfying the requirements to retain this right. Poland, on the other hand, adopted more favourable rules, allowing family members to retain the right of residence without the need to prove that the family member is a worker, self-employed or self-sufficient person.

3.6. Retention of the right to reside – Article 14

Only ten Member States24 [IT not included] have explicitly transposed the provision prohibiting systematic verification of the conditions attached to the right of residence.
Thirteen Member States25 [IT incl] do not exclude expulsion an as automatic consequence of recourse to the social assistance system.

3.7. Right of permanent residence

In addition to a number of minor problems with transposition of the right of permanent residence under Article 16, the most serious problems relate to acquisition of the right of permanent residence after five years of continuous residence. Hungary makes this right incorrectly conditional upon conditions related to the right of residence. Belgium and the UK incorrectly take no account of periods of residence acquired by EU citizens before their countries acceded to the EU.
A large number of Member States26 had problems with the transposition of Article 17, which provides for more favourable rules for acquiring the right of permanent residence for persons that are no longer working.

3.8. Restrictions of the right of entry and residence on grounds of public policy, public security or public health

Chapter VI of the Directive provides for the right of Member States to deny entry or expel EU citizens and their family members but makes this subject to rigorous material and procedural safeguards that ensure that there is a fair balance between the interests of Member States and EU citizens. This is one of the chapters of the Directive where transposition is more often insufficient or incomplete.
Those enjoying the right of free movement have obligations to their host Member State, the first of which is to obey its laws. The Directive allows Member States to expel criminals. It ensures that there is always a case-by-case assessment and provides that the measures taken on grounds of public policy or security must respect the principle of proportionality and must be based exclusively on the personal conduct of the individual concerned which must represents a genuine, present and sufficiently serious threat affecting one of the fundamental interests of society. Previous criminal convictions may not in themselves constitute grounds for taking such measures. The national authorities must also take account of how long EU citizens have resided on its territory, their age, state of health, family and economic situation, social and cultural integration and the extent of their links with the country of origin.
Italy and Finland27 provide for automatic expulsions when EU citizens have committed a crime of certain gravity.
Italy has also introduced a scheme that increases the length of detention for offenders who are staying illegally at the moment in which they have committed a crime.
The Court of Justice has ruled several times that the failure by an EU citizen to comply with administrative procedures concerning residence can only be sanctioned in a proportionate and non discriminatory way.

3.8.1. Material safeguards (Articles 27 - 28)

Given the importance of the safeguards that lay down the conditions on which Member States may restrict the right of free movement, it is disappointing to note that only four Member States28 have transposed these safeguards correctly.
The problems of transposition are often related to failure to transpose the rules limiting the margin of administrative discretion,
e.g. that the restrictions should not be invoked to serve economic ends. The extent of unsatisfactory transposition is mitigated by the fact that the safeguards seem to be correctly applied by the national courts and authorities, despite the absence of clear and strict guidelines for the exercise of judicial and administrative discretion. This is one of the major shortcomings in the transposition.
Regardless of the practical application of the safeguards, it is essential that they be explicitly transposed, if only to provide EU citizens with a clear and comprehensive description of their rights. Member States should also make more efforts to simplify their transposition measures, as often only an expert can understand their effect.
As an expression of the underlying principle of proportionality, the Directive strengthens the protection against expulsion for those EU citizens who have resided in the host Member State for a longer period of time. While EU citizens having a right of residence can be expelled on grounds of public policy or public security, those having a right of permanent residence can be expelled only on serious grounds of public policy or public security (Article 28(2)). Those having resided in the host Member State for the previous ten years can be expelled only on imperative grounds of public security. The same protection is granted to minors, except if the expulsion is necessary for their best interests, as provided for in the Convention on the Rights of the Child (Article 28(3)).
Member States remain competent to define and modify the notions of public policy and public security. However, implementation may not trivialise the difference between the scope of Articles 28(2) and Article 28(3), or extend the concept of public security to measures that should be covered by public policy.

3.8.2. Procedural safeguards (Articles 30 - 31)

The transposition of the procedural safeguards is not satisfactory. Only four Member States29 have transposed the safeguards correctly. Most problems in this area seem to stem from inaccurate transposition.
In cases of absolute urgency, no procedural safeguards apply in France. The EU citizen receives no written notification of the expulsion decision, is not informed of the grounds on which the decision was taken and has no right of appeal before the decision is enforced.
More than half of Member States have not correctly transposed the time allowed to leave the territory in the event of expulsion.

Transposition relating to access to judicial and administrative redress is generally correct. In the UK, the right to appeal is granted only to those EU citizens and their family members who produce evidence that they have the right of free movement. Those with regard to whom the UK authorities consider that no evidence was produced are not informed about the right of redress. The Directive requires all decisions to be open to redress.

3.8.3. Abuse and fraud (Article 35)

Community law should not be abused. According to Article 35, Member States may adopt measures to prevent abuse, such as marriages of convenience, as confirmed by the Court of Justice in the Metock judgment. Where there are doubts that the marriage is not genuine, Member States can investigate to determine whether the rights granted by the Directive are being abused for example to circumvent national rules on immigration, and can refuse or withdraw the rights of entry or residence if abuse is proven. The Directive requires the respect of the principle of proportionality and of the procedural safeguards laid down in Articles 30 and 31.
Despite its importance, Article 35 was not transposed by all Member States.

4. ASSESSMENT OF PRACTICAL APPLICATION

In the thirty months since the Directive has been applicable, the Commission has received more than 1800 individual complaints, 40 questions from the Parliament and 33 petitions on its application. It has registered 115 complaints30 and opened five infringement cases for incorrect application of the Directive.
The problems raised by complainants with the Commission, the Parliament, and SOLVIT31 correspond with the findings of this Report.
The problems revealing persistent violation of the core rights of EU citizens are mostly related to:
• the right of entry and residence of third country family members (problems with entry visas or when crossing the border, conditions attached to the right of residence not foreseen in the Directive and delayed issue of residence cards),
• the requirement for EU citizens to submit with the applications for residence additional documents not foreseen in the Directive.


5. STEPS TO BE TAKEN

The responsibility for ensuring that the Directive is transposed and implemented correctly and that EU citizens are informed of their rights lies with the Member States. The failure to transpose certain provisions at all or in part is producing situations of legal uncertainty which may result in the adoption of legislative or administrative solutions that could impair the rights of EU citizens and their family members.
The Commission will step up its efforts to ensure that the Directive is correctly transposed and implemented across the EU. In order to achieve this result, the Commission will use fully its powers under the Treaty and launch infringement proceedings when necessary. Priority will be given to the most serious problems identified in Chapter 4 of this Report.
The Commission will also continue working at technical level with the Member States. In September 2008 the Commission created a group of experts from Member States to identify difficulties and clarify issues of interpretation of the Directive. Two meetings of the group of experts identified a number of issues that require further discussion and clarification, especially as regards the issues of criminality and abuse. A questionnaire was prepared to understand the concerns of the Member States on the ground, and to collect statistical data and best practice. The group will continue to meet on a regular basis.
The Commission intends to offer information and assistance to both Member States and EU citizens by issuing guidelines in the first half of 2009 on a number of issues identified as problematic in transposition or application, such as expulsions and fight against abuse, in order to offer guidance as to how those may be resolved.
Member States and the European Parliament are not the only stakeholders with whom the Commission must work intensively. EU citizens must continue to be informed about their rights under the Directive. To this end, the Commission will continue to treat provision of information on the Directive as a priority and will continue to distribute a simplified guide for EU citizens32, making the best use of the Internet, mainly through Your Europe portal, the creation of an article on Wikipedia on the right of free movement and simple ‘factsheets’ explaining citizens’ rights.
The Commission will encourage and support Member States to launch awareness-raising campaigns to inform EU citizens of their rights under the Directive, as required under Article 34. The group of experts will examine and disseminate best practice to this effect.

6. CONCLUSIONS

At this stage, it is not necessary to propose amendments to the Directive. The Directive must be implemented by Member States more effectively. The difficult issues of interpretation which have arisen so far can be addressed satisfactorily by issuing guidelines following further discussion and clarification.
A second report on the application of the Directive will be issued in due course.

-------

ANNEX
STATE OF PLAY OF TRANSPOSITION OF DIRECTIVE 2004/38





1. Overall figures of transposition of Directive 2004/38




2. Situation by Member State




__________________________
1 Directive 2004/38/EC of the European Parliament and of the Council of 29.4.2004 on the right of citizens of the Union and their family members to move and reside freely within the territory of the Member States amending Regulation (EEC) No 1612/68 and repealing Directives 64/221/EEC, 68/360/EEC, 72/194/EEC, 73/148/EEC, 75/34/EEC, 75/35/EEC, 90/364/EEC, 90/365/EEC and 93/96/EC (OJ L 158, 30.4.2004, p. 77).
2 See also the European Parliament resolution of 15 November 2007 on application of Directive 2004/38/EC - P6_TA(2007)0534.
3 Fifth Report on Citizenship of the Union (1 May 2004 – 30 June 2007) - COM(2008) 85.
4 Flash Eurobarometer survey No 213, with over 27000 randomly selected EU citizens interviewed in November 2007.
5 According to the latest Quarterly Activity Report covering the period between January to March 2008 (ec.europa.eu/europedirect/call_us/statistics/index_en.htm), the biggest share of enquiries submitted to the EUROPE DIRECT Service concerned cross border issues (to travel, work, live or study in another Member State) – 22%. Between January and October 2006, 84% of enquiries replied by the Citizens Signpost Service concerned those rights (Feedback report What the Database Tells us -ec.europa.eu/citizensrights/front_end/about/index_en.htm).
6 The study reflects the state of transposition on 1 August 2008.
7 All Member States except DK, IE, NL, AT, SI, SK, BG and RO.
8 Decision of the EEA Joint Committee N° 158/2007of 7 December 2007.
9 For more details, please see graphs in the Annex.
10 AT, BE, DE, ES, FR, IT, LT, LU, HU, PL, SI, SE and the UK.
11 BG, CZ, DK, EE, FI, LV, MT, NL, RO and SK.
12 BE, BG, CZ, DK, FI, IT, LT, LU, PT, NL, ES, SE and the UK.
13 Case C-109/01 Akrich.
14 AT, CZ, DE, EL, CY, MT and NL.
15 CY, CZ, EL, PL, PT, RO and ES.
16 AT, DK, ES, IE and the UK.
17 AT, DK, EE, IT, LT and DE.
18 Case C-459/99 MRAX.
19 Requirement to obtain a work licence before being permitted to work is not an automatic issuing of work permits that would be allowed under the transitional arrangements on free movement of workers.
20 AT, BG, DK, EE, ES, IE, IT, LT, LV, PT, SI and SK.
21 CZ, DE, FI, FR, LU, PL, RO and SE.
22 AT, BE, CZ, DE, FR, HU, IE, IT, LT, LV, NL, PL, RO, SK, SI, SE and the UK.
23 BG, DE, EL, FI, IE, IT, LU, LV, NL, RO, SE and SI.
24 BE, CY, DE, EL, FI, LU, MT, NL, PL and PT.
25 AT, BE, BG, DE, DK, EE, FR, HU, IE, IT, LV, RO and SK.
26 AT, BE, BG, DE, DK, EE, HU, IE, LV, SE, SI and SK.
27 FI provides for automatic expulsion on imperative grounds of public security.
28 CY, EL, MT and PT.
29 CY, LT, ES and PT.
30 106 complaints still remain open.
31 SOLVIT, an on-line problem-solving network in which EU Member States work together to deal with problems arising from the misapplication of Internal Market law by public authorities, resolved 133 of 199 cases related to residence permits and 43 of 65 cases related to visas. In 2007, free movement or persons was the third biggest problem area in the SOLVIT case volume (15%).
32 Guide on how to get the best out of Directive 2004/38/EC, available at
http://ec.europa.eu/commission_barroso/barrot/policies


(in un eccesso di entusiasmo mi sono lasciato andare ai colori, se ci fossero incongruenze speriamo che le colori meglio "chi può")

šuluq - i.b.

Edited by - cauchemar on 10 December 2008 22:14:32
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Richard66
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Posted - 11 December 2008 :  11:08:11  Show Profile  Reply with Quote
Che bravo sei! Questo non ho trovato io ieri.

Forse è un piacere negativo, ma è bene sapere che mia moglie ed io non siamo da soli.

Speriamo che con questo il Regno Unito capisca finalmente che non fa le cose per bene.

Mi pare anche che quel pezzo del pachetto sicurezza che parlava dei comunitari andrà incestinato.

Edited by - Richard66 on 11 December 2008 11:20:18
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cauchemar
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Posted - 11 December 2008 :  11:41:21  Show Profile  Reply with Quote
non me ne intendo, ma sinceramente trovo che il rapporto sia "molle",
ciao Rich

šuluq - i.b.
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Richard66
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Posted - 11 December 2008 :  15:48:25  Show Profile  Reply with Quote
E sì, tante chiacchiere e non si risolve nulla. E già più di un anno che litigo col Regno Unito e la Commissione Europea non fa assolutamente nulla! Solo chiacchere.

Ieri ho scritto un'altra volta al Citizens Signpost Service chiedendo che di concreto sta facendo la Commissione. Ho già azionato il Mediatore Europeo che ha detto che la Commissione lavora per bene.
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cauchemar
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Posted - 15 December 2008 :  00:41:35  Show Profile  Reply with Quote
per quello che vale, questo documento è disponibile e tradotto in molte lingue sul sito della commissione, nell’angolo del VP Barrot (sez policies), con il titolo “Guide on how to get the best out of Directive 2004/38/EC”,
mi è comunque sembrato uno strumento che può tornare utile:
[quote]
Libertà di circolazione e di soggiorno nell'Unione europea
per i cittadini degli Stati membri e i loro familiari

Guida alla direttiva 2004/38/CE

Disclaimer: Questo documento, redatto da un gruppo di esperti a fini informativi, non impegna la Commissione Europea.


Capitolo 1
La cittadinanza dell'Unione


La cittadinanza dell'Unione

I cittadini dell'Unione sono al centro del progetto europeo. La cittadinanza dell'Unione garantisce loro importanti diritti, compreso quello di votare e di candidarsi alle elezioni comunali e a quelle del Parlamento europeo nello Stato membro di residenza.
La cittadinanza dell’Unione non sostituisce quella nazionale, bensì la integra.
Essa conferisce inoltre il diritto personale di circolare liberamente nell'Unione e di soggiornare ovunque sul suo territorio. Per i singoli cittadini, è uno dei vantaggi più visibili di un'Europa unita: ad oggi, sono 7 milioni le persone che vivono in un altro Stato membro. Ancora più numerosi sono coloro che viaggiano regolarmente all'interno dell'Unione europea per ragioni professionali o per turismo, beneficiando di corsie preferenziali per i controlli alle frontiere o senza subirne alcuni.
La cittadinanza dell'Unione offre così davvero diritti concreti.

Legislazione comunitaria applicabile

Il riferimento giuridico per questa guida è la direttiva 2004/38/CE (in appresso "la direttiva"), applicabile dal 30 aprile 2006, che ha sostituito un insieme disparato di nove direttive e un regolamento adottati fra il 1964 e il 1993. Essa codifica e rivede le norme comunitarie esistenti per semplificare e rafforzare il diritto di libera circolazione e di soggiorno di tutti i cittadini dell'Unione e dei loro familiari. Estende, a determinate condizioni, il diritto al ricongiungimento familiare dei cittadini dell'Unione con il partner, e conferisce ai familiari del cittadino europeo diritti autonomi in caso di decesso o di partenza di questi, o in caso di scioglimento del matrimonio o dell'unione registrata.
La direttiva introduce inoltre per i cittadini dell'Unione il nuovo diritto di soggiorno permanente quale espressione concreta della cittadinanza dell'Unione.
Essa limita infine le possibilità, per gli Stati membri, di far cessare il diritto di soggiorno di un cittadino per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica.
Come tutte le direttive, deve essere recepita nel diritto nazionale. Tutti gli Stati membri adottano quindi strumenti legislativi per attuarne le disposizioni.

Guida pratica

Questa guida vi aiuterà a comprendere meglio i vostri diritti quando vi spostate all'interno dell'Unione europea, fornendovi precisi orientamenti pratici.

Capitolo 2
Diritto di libera circolazione e di soggiorno nell'Unione europea

Chi gode del diritto di libera circolazione?

Chi gode del diritto di libera circolazione e di soggiorno nell'Unione europea? È un diritto riservato solo ai cittadini dell'Unione o posso portare con me il mio coniuge russo? E che diritti ha il mio nonno brasiliano, gravemente malato e di cui devo prendermi cura personalmente?
I cittadini dell'Unione e i loro familiari
L'ambito d'applicazione personale della direttiva è ampio e include non solo i cittadini dell'Unione ma anche i familiari.
Ciò significa che i vostri familiari, quale che sia la loro nazionalità, hanno il diritto di accompagnarvi o raggiungervi in uno Stato membro diverso da quello della vostra cittadinanza. Questo diritto esiste indipendentemente dal fatto che abbiano o meno soggiornato in precedenza in un altro Stato membro.

Chi è cittadino dell'Unione?

Cittadino dell'Unione è qualsiasi persona avente la cittadinanza di uno Stato membro. Chi ha doppia o multipla cittadinanza è cittadino dell'Unione se possiede la cittadinanza di almeno uno Stato membro.

Chi sono i familiari?

Secondo la direttiva i familiari sono:
• il coniuge;
• il partner che abbia contratto un'unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro. Il partner ha tuttavia il diritto di accompagnare o raggiungere il cittadino dell'Unione solo negli Stati membri che equiparano l'unione registrata al matrimonio;
• i discendenti diretti (figli, nipoti, ecc.) di età inferiore a 21anni o a carico, e quelli del coniuge o del partner registrato;
• gli ascendenti diretti a carico (genitori, nonni, ecc.), e quellidel coniuge o del partner registrato.
I familiari sopra elencati godono dei diritti conferiti dalla direttiva quando raggiungono o accompagnano il cittadino dell'Unione, e gli Stati membri non hanno alcun margine di discrezionalità nel riconoscimento di tali diritti.

E gli altri parenti?

Gli altri parenti, come fratelli e sorelle, cugini, zii e altro hanno il diritto di vedersi agevolati l'ingresso e il soggiorno nello Stato membro ospitante se sono a carico del cittadino dell'Unione o con questi convivono, o se gravi motivi di salute esigono che vengano assistiti personalmente dal cittadino dell'Unione. Ciò si applica anche ai genitori non a carico o ai figli di età superiore ai 21 anni se vivono con il cittadino dell'Unione.

E i partner?

Negli Stati membri che non equiparano l'unione registrata al matrimonio, i partner registrati hanno gli stessi diritti degli altri parenti. Ciò vale anche per il partner con cui il cittadino dell'Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata. Questo concetto include relazioni eterosessuali e omosessuali e unioni di fatto, ad esempio la convivenza.

Diritto di soggiorno per questa categoria di persone

Questa categoria di parenti e partner non ha il diritto "automatico" di accompagnare o raggiungere il cittadino dell'Unione. I loro diritti dipendono in effetti dalla discrezionalità degli Stati membri.
Essi hanno comunque il diritto di vedersi agevolati l'ingresso e il soggiorno nell'UE, e lo Stato membro ospitante deve riconoscere il loro status di familiare di fatto e deve trattarli su un piano di parità con gli altri membri della famiglia.
Lo Stato membro deve quindi effettuare un esame approfondito della situazione di queste persone, e deve giustificare e notificare per iscritto l'eventuale rifiuto del loro ingresso o soggiorno. Contro tale rifiuto è possibile presentare ricorso.

Capitolo 3
Dove si può esercitare il diritto di libera circolazione e di soggiorno

Si gode di questi diritti nell'UE …

Il diritto di libera circolazione e di soggiorno vale in ogni Stato membro dell'Unione europea, incluse le Azzorre, Madeira (Portogallo), le isole ?land (Finlandia), le isole Canarie, Ceuta e Melilla (Spagna), i dipartimenti francesi d'oltremare e Gibilterra. Non si applica alle isole Normanne e all'isola di Man, alle isole Faer Øer (Danimarca) e agli altri paesi e territori d'oltremare.

in Islanda, nel Lichtenstein e in Norvegia …

Analoghi diritti di libera circolazione e di soggiorno saranno concessi ai cittadini dell'Islanda, del Lichtenstein e della Norvegia, che fanno parte dello Spazio economico europeo, non appena la direttiva sarà integrata nell'accordo SEE. Attualmente un cittadino dell'Unione può circolare e soggiornare liberamente in questi tre paesi, ma ad essi non si applicano ancora i nuovi diritti introdotti dalla direttiva, ad esempio il diritto di soggiorno permanente.

e in Svizzera.

La direttiva non si applica alla Svizzera. I cittadini dell'Unione godono però del diritto di libera circolazione e di soggiorno anche in questo paese in virtù dell'accordo del 1999 fra l'UE e la Svizzera sulla libera circolazione delle persone e del protocollo del 2004. Questi diritti sono più limitati di quelli previsti dalla direttiva.

Capitolo 4
L'attraversamento delle frontiere

Prima di attraversare la frontiera

Quali tipi di documenti occorrono per passare il confine con un altro Stato membro?

Bastano la carta d'identità o il passaporto
Per attraversare le frontiere interne basta la carta d'identità o il passaporto in corso di validità. A tal fine la direttiva prevede che gli Stati membri, agendo conformemente alla loro legislazione, rilascino ai loro cittadini, e rinnovino, una carta di identità che ne indichi la nazionalità. Non è necessario avere una carta d'identità con una zona a lettura automatica o un passaporto con una durata di validità di almeno tre mesi: se il documento è valido si è in regola. Gli Stati membri non possono inoltre obbligare il cittadino a presentare esclusivamente il passaporto o esclusivamente la carta di identità: si ha il diritto di scegliere quale documento esibire e questo diritto non può essere soggetto ad alcun tipo di restrizioni. Non è necessario nessun visto di ingresso.

Cosa fare se si perde o si dimentica il documento?

Se alla frontiera un cittadino si accorge di non avere con sé la carta di identità o il passaporto, le autorità di frontiera non possono respingerlo prima di avergli concesso ogni possibile agevolazione per ottenere o far pervenire i documenti necessari. È inoltre possibile comprovare in altro modo, dimostrando la propria identità e nazionalità, di godere del diritto di libera circolazione e di soggiorno.

Norme per i familiari

Ai familiari di un cittadino dell'Unione, che sono essi stessi cittadini UE, si applicano le medesime norme.
I familiari che non sono cittadini UE (i "familiari di paesi terzi") possono entrare nello Stato membro ospitante con un passaporto valido, ed eventualmente con un visto d'ingresso se provengono da paesi soggetti a tale obbligo. I paesi i cui cittadini sono soggetti all'obbligo del visto sono elencati nel regolamento (CE) n. 539/2001, o nella legislazione nazionale nel caso del Regno Unito e dell'Irlanda.

Visti d'ingresso?

Gli Stati membri accorderanno ai familiari dei paesi terzi qualsiasi facilitazione per ottenere i visti necessari, che devono essere rilasciati gratuitamente, al più presto, e con una procedura accelerata. Per questa categoria di persone gli Stati membri non possono esigere visti familiari o visti di soggiorno, ma solo visti d'ingresso.

Documenti richiesti per il visto

Il diritto d'ingresso nell'UE dei familiari di paesi terzi discende dal vincolo familiare che essi hanno con un cittadino dell'Unione. I funzionari consolari degli Stati membri possono esigere solo il passaporto e un documento che comprovi il vincolo familiare, come un certificato di matrimonio o di nascita, ed eventualmente un documento che dimostri il fatto di essere a carico del cittadino dell'Unione. Non può essere chiesto loro di esibire documenti come biglietti di viaggio, certificati di lavoro, buste paga, estratti conto, prove di alloggio e mezzi di sussistenza, o certificati medici.
Passaporto col visto?
I familiari di un cittadino dell'Unione non possono venire automaticamente respinti alla frontiera se non sono in possesso di un passaporto valido o, se richiesto, del visto, qualora possano comprovare in altro modo, dimostrando la propria identità e il legame familiare, di godere del diritto di libera circolazione e di soggiorno.

Carta di soggiorno = visto non necessario

Il possesso di una carta di soggiorno in corso di validità, rilasciata da uno degli Stati membri, esenta i familiari dall'obbligo di visto in tutti gli Stati membri.

Le norme Schengen
Un trattamento più favorevole per i cittadini dell'Unione

Le norme sull'attraversamento delle frontiere nulla tolgono al trattamento più favorevole riconosciuto ai cittadini UE dalle norme Schengen, che hanno eliminato i controlli alle frontiere interne.
La soppressione di tali controlli significa che i cittadini UE non devono più presentare il passaporto o la carta di identità quando varcano le frontiere fra gli Stati membri che fanno parte dello spazio Schengen. Occorre tuttavia avere sempre con sé tali documenti, dato che il diritto di ingresso e di soggiorno resta subordinato alla possibilità di esibirli.

… e per i loro familiari

Ai familiari di un cittadino dell'Unione, che sono essi stessi cittadini UE, si applicano le medesime norme.
I familiari dei paesi terzi possono a loro volta entrare nello spazio Schengen con un visto, se richiesto (vedi sopra), e viaggiare in seguito liberamente in tutto il territorio visto che sono aboliti i controlli alle frontiere interne.

Spazio Schengen

Attualmente fanno parte dello spazio Schengen tredici Stati membri dell'UE (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia, più la Norvegia e l'Islanda).
I dodici nuovi Stati membri (Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia) non fanno ancora parte a pieno titolo dello spazio Schengen, poiché i controlli alle frontiere con gli Stati Schengen saranno mantenuti fino a quando il Consiglio UE non avrà deciso che ricorrono le condizioni per la loro abolizione.
II Regno Unito e l'Irlanda non fanno parte dello spazio Schengen: hanno infatti deciso di mantenere i controlli alle frontiere con gli altri Stati membri.

Capitolo 5
Diritto di soggiornare fino a tre mesi

Che norme vigono una volta attraversata la frontiera?

Diritto di soggiorno per un massimo di tre mesi

Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di soggiornare sul territorio di un altro Stato membro per un massimo di tre mesi senza alcuna condizione o altri adempimenti se non l'essere in possesso della carta di identità o del passaporto in corso di validità. Non importa se si è venuti a lavorare, a studiare, o solo come turisti: occorre solo avere la carta di identità o il passaporto validi.
I familiari di paesi terzi che accompagnano o raggiungono un cittadino dell'Unione possono soggiornare con questi per un massimo di tre mesi in virtù del solo passaporto.

Regime speciale per chi cerca lavoro

Come confermato dalla Corte di giustizia europea, i cittadini dell'Unione hanno il diritto di soggiorno, senza alcuna condizione né formalità, per un periodo di sei mesi o più, se stanno cercando un impiego nello Stato membro ospitante ed hanno una reale possibilità di essere assunti.

Dichiarare la propria presenza

Fermo restando il diritto di soggiorno, gli Stati membri possono chiedere ai cittadini dell'Unione e ai loro familiari di dichiarare la propria presenza sul loro territorio entro un termine ragionevole dall'arrivo, affinché le pubbliche autorità siano a conoscenza dei precisi movimenti di popolazione.
Tale richiesta non è tuttavia obbligatoria.

Cosa succede se non vi si ottempera?

Chi non si dichiara è passibile di sanzioni proporzionate e non discriminatorie, ma non può in nessun caso essere espulso solo per questa inadempienza.

Capitolo 6
Diritto di soggiornare da più di tre mesi a cinque anni

Condizioni diverse a seconda delle categorie

In base alla direttiva, il diritto di soggiorno sul territorio di un altro Stato membro per più di tre mesi è soggetto a determinate condizioni. Come indicato al capitolo 7, si acquisisce il diritto di soggiorno permanente dopo aver risieduto legalmente nello Stato membro interessato per un periodo ininterrotto di cinque anni. La direttiva continua a distinguere diverse categorie di cittadini UE a seconda della situazione in cui ci si trova.
Lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, fornitori di servizi
La direttiva stabilisce che i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi godono del diritto di soggiorno senza essere soggetti ad alcun'altra condizione se non quella di essere lavoratori dipendenti o autonomi. Lo stesso diritto vale per i fornitori di servizi.
Per ulteriori precisazioni sulle disposizioni provvisorie relative alla libera circolazione dei lavoratori si veda il capitolo 10.
Conservazione dello status di lavoratore dipendente o autonomo
I cittadini dell'Unione conservano lo status di lavoratori dipendenti o autonomi, a certe condizioni: se sono temporaneamente inabili al lavoro in seguito a malattia od infortunio; se si trovano in stato di disoccupazione involontaria debitamente comprovata; se seguono un corso di formazione professionale.

Studenti …

Gli studenti devono essere iscritti presso un istituto riconosciuto o finanziato dallo Stato membro ospitante, per seguirvi a titolo principale un corso di studi o una formazione professionale. Devono inoltre avere un'assicurazione malattia che copra tutti i rischi nello Stato membro ospitante e devono assicurare all'autorità nazionale competente, con una dichiarazione o con altro mezzo equivalente di loro scelta, di disporre, per se stessi e per i propri familiari, di risorse economiche sufficienti, per non diventare un onere a carico dell'assistenza sociale di tale Stato durante il periodo del soggiorno.

… e altre persone economicamente inattive

Le altre persone economicamente inattive devono anch'esse disporre di risorse sufficienti per se stesse e i loro familiari per non diventare un onere a carico dell'assistenza sociale dello Stato membro ospitante durante il soggiorno (ma nel loro caso una semplice dichiarazione non basta), e devono avere un'assicurazione malattia che copra tutti i rischi in tale Stato.

Diritti dei familiari

I familiari di un cittadino dell'Unione, quali definiti al capitolo 2, hanno il diritto di risiedere con quest'ultimo se egli soddisfa le condizioni sopra elencate, quale che sia la loro cittadinanza.

Eccezione per gli studenti

L'unica eccezione prevista riguarda i familiari degli studenti: solo i loro coniugi, i partner registrati e i discendenti a carico hanno difatti il diritto "automatico" di soggiorno. Gli altri membri della famiglia, come ad esempio i genitori, hanno solo il diritto di vedersi agevolato l'ingresso nello Stato membro ospitante.

Formalità amministrative

Obbligo di iscrizione per i cittadini dell'Unione

Per soggiorni di durata superiore a tre mesi, lo Stato membro ospitante può esigere dai cittadini dell'Unione l'iscrizione presso le autorità competenti. Anche in questo caso, gli Stati membri non sono obbligati a fare tale richiesta. In cosa consiste l'iscrizione?

Solo per soggiorni di durata superiore a tre mesi

L'iscrizione può essere chiesta soprattutto per permettere alle autorità competenti dello Stato membro ospitante di assicurarsi che siano soddisfatte le condizioni per avere diritto di soggiorno, ma questo solo per periodi superiori a tre mesi.

Attestato d'iscrizione e termini

Il termine per l'iscrizione è stabilito da ciascuno Stato membro, ma non può essere inferiore a tre mesi dalla data di ingresso. Dietro presentazione dei documenti richiesti le autorità nazionali competenti rilasciano immediatamente un attestato contenente il nome e il domicilio dell'iscritto e la data dell'iscrizione.

Abolizione dei permessi di soggiorno

La direttiva ha abolito i permessi di soggiorno per i cittadini dell'Unione. Gli attestati di iscrizione che li sostituiscono saranno rilasciati con una procedura più veloce, e rispecchiano meglio il fatto che il diritto di soggiorno è conferito ai cittadini dell'Unione direttamente dai trattati e non dagli Stati membri.

Documenti necessari

Possono essere richiesti documenti diversi a seconda della situazione.
• Carta di identità o passaporto - Può essere richiesta la presentazione della carta di identità o del passaporto in corso di validità.Oltre a ciò, ciascuna categoria di aventi diritto deve dimostrare che sussistono le condizioni per esercitare il diritto di libera circolazione e di soggiorno, come spiegato di seguito.
• Lavoratori dipendenti - I lavoratori dipendenti devono presentare una conferma di assunzione del datore di lavoro o un certificato di lavoro.
• Lavoratori autonomi - I lavoratori autonomi devono presentare una prova dell'attività autonoma esercitata.
• Studenti - Gli studenti devono dimostrare di essere iscritti presso un istituto riconosciuto e di disporre di un'assicurazione malattia che copra tutti i rischi, e devono presentare una dichiarazione o dimostrare con un altro mezzo equivalente di loro scelta di avere risorse economiche sufficienti per non diventare un onere a carico dell'assistenza sociale dello Stato membro ospitante.
• Altre categorie - Le persone dette inattive devono dimostrare di disporre di un'assicurazione malattia che copra tutti i rischi e di risorse economiche sufficienti per non diventare un onere a carico dell'assistenza sociale dello Stato membro ospitante.

Cosa si intende con "risorse sufficienti"?

Non vi è un importo preciso di risorse che gli Stati membri possono imporre come "sufficienti". Tale importo non può comunque essere superiore al livello delle risorse al di sotto del quale i cittadini dello Stato membro ospitante beneficiano di prestazioni di assistenza sociale, né può essere superiore alla pensione minima erogata dallo Stato membro ospitante.

E i familiari?

Per i familiari le norme variano a seconda che siano o meno cittadini dell'Unione.

Se sono cittadini UE
Se sono cittadini dell'Unione otterranno un attestato d'iscrizione dietro presentazione della carta di identità o del passaporto in corso di validità, dell'attestato di iscrizione del cittadino dell'Unione di cui sono familiari, o, in mancanza di un sistema di iscrizione, di un documento che attesti la qualità di familiare o l'esistenza di un'unione registrata, ed eventualmente la prova documentale del fatto di essere a carico del cittadino dell'Unione.
I familiari che possono beneficiare di un diritto di ingresso e di soggiorno agevolati devono presentare un documento rilasciato dalle autorità competenti del paese d'origine attestante che gli interessati sono a carico del cittadino dell'Unione o membri del suo nucleo familiare, oppure la prova dell'esistenza di gravi motivi di salute o di una relazione stabile col cittadino dell'Unione.

Se non sono cittadini UE
Se non sono cittadini dell'Unione verrà loro rilasciata una carta di soggiorno indicante chiaramente che sono familiari di un cittadino dell'Unione. A tal fine dovranno presentare un passaporto in corso di validità, l'attestato d'iscrizione del cittadino dell'Unione di cui sono familiari, o, in mancanza di un sistema di iscrizione, qualsiasi prova del soggiorno del cittadino dell'Unione nello Stato membro ospitante, così come un documento che attesti la qualità di familiare o l'esistenza di un'unione registrata, ed eventualmente la prova documentale del fatto che sono a carico del cittadino dell'Unione.
I familiari che possono beneficiare di un diritto di ingresso e di soggiorno agevolati devono presentare un documento rilasciato dalle autorità competenti del paese d'origine attestante che gli interessati sono a carico del cittadino dell'Unione o membri del suo nucleo familiare, oppure la prova dell'esistenza di gravi motivi di salute o di una relazione stabile col cittadino dell'Unione.

Obbligo di presentare domanda per la carta di soggiorno

I familiari che non sono cittadini dell'Unione sono tenuti a chiedere la carta di soggiorno qualora la durata del soggiorno previsto sia superiore a tre mesi. Il termine entro il quale deve essere presentata la domanda non può essere inferiore a tre mesi dall'arrivo nello Stato membro ospitante.

Carta di soggiorno per questi familiari

La carta di soggiorno dei familiari di un cittadino UE è rilasciata entro sei mesi dalla presentazione della domanda. È valida cinque anni dalla data del rilascio, oppure per il periodo di soggiorno previsto dal cittadino dell'Unione se tale periodo è inferiore a cinque anni. Una ricevuta della domanda della carta di soggiorno è rilasciata immediatamente.

Tariffe non discriminatorie

Tutti i documenti quali l'attestato di iscrizione o la carta di soggiorno devono essere rilasciati gratuitamente o a tariffe non superiori a quelle imposte ai cittadini dello Stato membro ospitante per l'emissione di documenti analoghi, ad esempio della carta di identità.
È un diritto personale, non dipende dalla decisione di uno Stato membro
Il diritto di soggiornare in un altro Stato membro è un diritto fondamentale e personale conferito ai cittadini dell'Unione direttamente dal trattato che istituisce la Comunità europea.
Questo diritto non dipende quindi dal fatto di aver completato o meno le formalità amministrative.
Ciò significa fondamentalmente che, se un cittadino dell'Unione soddisfa le condizioni richieste, gode senz'altro del diritto di soggiorno, e tale diritto non deriva da una decisione dello Stato membro ospitante. I documenti eventualmente rilasciati dallo Stato membro ospitante ai cittadini dell'Unione o ai suoi familiari non fanno altro che riconoscere questo diritto. Pertanto, se si omette di iscriversi presso le autorità competenti o se la carta di soggiorno di un familiare scade, il diritto di soggiorno permane se si continuano a soddisfare le condizioni richieste. Il soggiorno non può venire interrotto per questa sola ragione amministrativa, ma si può incorrere in sanzioni proporzionate e non discriminatorie per non aver rispettato le norme nazionali.

Sanzioni

Cosa accade se non si chiede un dato documento?

I cittadini dell'Unione o i loro familiari che non rispettano l'obbligo di iscrizione o non presentano domanda per la carta di soggiorno possono incorrere in sanzioni proporzionate e non discriminatorie, ma non possono in nessun caso essere espulsi solo per questa inadempienza.
Si può essere obbligati a portare sempre con sé determinati documenti?
Gli Stati membri possono imporre ai cittadini stranieri di portare sempre con sé l'attestato di iscrizione o la carta di soggiorno e possono effettuare controlli, ma solo se i loro cittadini sono soggetti allo stesso obbligo per quanto riguarda la carta di identità.

Quali sono le possibili sanzioni?

In caso di inosservanza di tale obbligo, gli Stati membri possono applicare le stesse sanzioni amministrative che irrogano ai propri cittadini in caso di violazione dell'obbligo di portare con sé la carta di identità.

Mantenimento del diritto di soggiorno

Come mantenere il diritto di soggiorno?
I cittadini dell'Unione e i loro familiari godono del diritto di soggiorno per tutto il tempo in cui soddisfano le condizioni richieste. Si può quindi perdere questo diritto se si cessa di lavorare o se si perde lo status di dipendente, oppure se finiscono gli studi e non si hanno risorse sufficienti per il soggiorno.

Diventare un onere per l'assistenza sociale può compromettere il diritto di soggiorno

Se questo diritto è subordinato al fatto di avere risorse sufficienti per non pesare sullo Stato membro ospitante durante il periodo del soggiorno (nel caso cioè degli studenti o delle persone economicamente inattive), esso può cessare se il beneficiario diventa un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale.
Ciò non significa che non si possa fare ricorso all'assistenza sociale nello Stato membro ospitante se si è in condizioni di necessità. Tuttavia, in questo caso, lo Stato membro ospitante può esaminare se si tratta solo di difficoltà temporanee e, tenuto conto della durata del soggiorno, della situazione personale e dell'ammontare dell'aiuto concesso, può ritenere il beneficiario un onere eccessivo per il proprio sistema di assistenza sociale e può procedere all'espulsione. Una tale misura di allontanamento dal territorio non può essere, in nessun caso, la conseguenza automatica del ricorso al sistema di assistenza sociale.

Conseguenze dell'espulsione

In caso di espulsione per questi motivi, lo Stato membro ospitante non può disporre il divieto d'ingresso nel territorio nazionale, ed è quindi possibile farvi ritorno in qualsiasi momento esercitando il diritto di soggiorno se ricorrono le condizioni stabilite.

Non si applica alle persone economicamente attive

Come sopra sottolineato, questa limitazione non si applica alle categorie di persone per le quali il diritto di soggiorno non è subordinato alla condizione del possesso di risorse sufficienti, come i lavoratori dipendenti o autonomi.

Mantenimento del diritto di soggiorno per i familiari

Per rafforzare la protezione della vita familiare e data l'importanza che il diritto comunitario attribuisce ai diritti fondamentali, la direttiva prevede, a determinate condizioni, il mantenimento del diritto di soggiorno per i familiari di un cittadino dell'UE in caso di decesso, di partenza o di cessazione dei legami familiari (divorzio, annullamento del matrimonio o scioglimento di un'unione registrata).

Il diritto dei familiari deriva da quello del cittadino UE

Il diritto dei familiari di accompagnare o raggiungere un cittadino UE nello Stato membro ospitante deriva dal diritto di libera circolazione e di soggiorno di tale cittadino, e dipende da esso. Il decesso, la partenza del cittadino UE o la cessazione di legami familiari hanno quindi delle conseguenze sulla posizione giuridica dei membri della sua famiglia nello Stato membro ospitante.

Possibilità di acquisire un diritto di soggiorno autonomo

La direttiva prevede che i familiari di un cittadino UE possano continuare a godere di un diritto di soggiorno, questa volta autonomo, in determinati casi. Essi conservano tale diritto di soggiorno esclusivamente a titolo personale.
Ancora una volta, la situazione dei familiari varia a seconda che siano o meno cittadini dell'Unione europea.

Se sono cittadini UE
Se sono cittadini dell'Unione europea, il loro diritto continua a valere se ricorrono le condizioni per un soggiorno autonomo (devono essere sostanzialmente lavoratori dipendenti o autonomi, oppure studenti o persone economicamente inattive con un'assicurazione malattia per tutti i rischi e risorse sufficienti), oppure se sono familiari di un cittadino dell'Unione che soddisfa tali condizioni (ad es. familiari a carico).

Se non sono cittadini UE
Se non sono cittadini dell'Unione europea, il loro diritto continua a valere se ricorrono le condizioni per un soggiorno autonomo, oppure se sono familiari di un cittadino dell'Unione che soddisfa tali condizioni. Devono inoltre soddisfare le condizioni esposte in appresso.

Decesso o partenza del cittadino dell'Unione

Il decesso del cittadino dell'Unione non provoca la perdita del diritto di soggiorno per i suoi familiari di paesi terzi, a condizione che questi abbiano soggiornato nello Stato membro ospitante, in qualità di familiari, almeno per un anno prima del decesso del cittadino UE.
In caso di partenza del cittadino dell'Unione i familiari di paesi terzi non conservano il diritto di soggiorno.

Bambini in età scolare e loro genitore

La partenza o il decesso del cittadino dell'Unione non hanno in alcun caso conseguenze sul diritto di soggiorno dei suoi figli o del genitore che ne ha l'effettivo affidamento, indipendentemente dalla sua cittadinanza, se i bambini sono iscritti in un istituto scolastico e finché non terminano gli studi.

Divorzio o scioglimento di un'unione registrata

I familiari di paesi terzi possono acquisire un diritto di soggiorno autonomo se il matrimonio o l'unione registrata sono durati almeno tre anni, di cui almeno uno nello Stato membro ospitante, prima dell'inizio del procedimento giudiziario di divorzio o dello scioglimento dell'unione registrata.

Affidamento dei figli del cittadino UE e diritto di visita

Un familiare di un paese terzo può inoltre acquisire un diritto di soggiorno autonomo se, in base a un accordo fra coniugi o partner o ad una decisione giudiziaria, ha l'affidamento dei figli del cittadino dell'Unione o il diritto di visita a un figlio minorenne, a condizione che il giudice abbia deciso che le visite devono obbligatoriamente avvenire nello Stato membro ospitante.
Nel caso di diritto di visita a un figlio minorenne, il diritto di soggiorno è mantenuto fintantoché è considerato necessario.

Vittime di violenza domestica

I familiari di paesi terzi acquisiscono anche un diritto di soggiorno autonomo quando lo esigono situazioni particolarmente difficili, come l'aver subito violenza domestica durante il matrimonio o l'unione registrata.

Capitolo 7
Diritto di soggiorno permanente

Per la prima volta, la direttiva prevede un diritto di soggiorno permanente per i cittadini dell'Unione e i loro familiari.

Come lo acquisiscono i cittadini dell'Unione?

Per avere il diritto di soggiorno permanente in uno Stato membro ospitante, i cittadini dell'Unione devono avervi soggiornato legalmente ed in via continuativa per cinque anni. Ancora una volta questo diritto è conferito direttamente dalla legislazione comunitaria.

Assenze accettabili

La continuità della residenza non è compromessa da assenze temporanee che non superino complessivamente sei mesi all'anno né da assenze di durata superiore per l'assolvimento degli obblighi militari, né da un'assenza di dodici mesi consecutivi al massimo dovuta a motivi importanti, quali gravidanza e maternità, malattia grave, studi o formazione professionale o il trasferimento per motivi di lavoro in un altro Stato membro o in un paese terzo.

Come lo acquisiscono i familiari?

I familiari di un cittadino dell'Unione che abbiano risieduto legalmente con questi nello Stato membro ospitante per cinque anni acquisiscono anch'essi il diritto di soggiorno permanente. I familiari che hanno mantenuto un diritto di soggiorno autonomo nello Stato membro ospitante in caso di decesso o partenza del cittadino dell'Unione o in caso di cessazione di legami familiari, possono acquisire il diritto di soggiorno permanente alle stesse condizioni.

Diritto incondizionato

Una volta acquisito, questo diritto non è soggetto alle condizioni di cui al capitolo 6.

Acquisizione di questo diritto prima dei cinque anni per i lavoratori dipendenti e autonomi

La direttiva prevede un trattamento più favorevole per certe categorie di cittadini dell'Unione e per i loro familiari. I lavoratori dipendenti o autonomi possono, a determinate condizioni, acquisire il diritto di soggiorno permanente prima della maturazione del periodo continuativo di cinque anni.

Raggiungimento dell'età pensionabile o pensionamento anticipato

È il caso ad esempio di chi cessa l'attività poiché ha raggiunto l'età prevista per l'acquisizione del diritto alla pensione di vecchiaia o per il pensionamento anticipato, a condizione di aver svolto la propria attività nello Stato membro ospitante almeno negli ultimi dodici mesi e di avervi soggiornato in via continuativa per oltre tre anni.
Per certe categorie di lavoratori autonomi cui la legislazione dello Stato membro ospitante non riconosce il diritto alla pensione di vecchiaia, la condizione relativa all'età è considerata soddisfatta quando il beneficiario ha raggiunto l'età di 60 anni.

Incapacità lavorativa permanente

Ha diritto di soggiorno permanente prima dei cinque anni anche chi cessa di esercitare l'attività nello Stato membro ospitante a causa di una sopravvenuta incapacità lavorativa permanente, purché abbia soggiornato in modo continuativo in quello Stato per oltre due anni. Se questa incapacità è stata causata da un infortunio sul lavoro o da una malattia professionale, la condizione relativa alla durata del soggiorno non è applicabile.

Lavoratori frontalieri

Caso analogo è quello di chi, dopo tre anni di attività e di soggiorno continuativi nello Stato membro ospitante, lavora in un altro Stato membro pur continuando a soggiornare nel territorio del primo Stato e facendovi ritorno ogni giorno o almeno una volta alla settimana. In questo caso, ai fini dell'acquisizione del diritto di soggiorno permanente nello Stato membro ospitante a seguito del raggiungimento dell'età pensionabile o di pensionamento anticipato, o a causa di un'incapacità lavorativa permanente, i periodi di occupazione trascorsi nello Stato membro in cui lavora sono considerati periodi trascorsi nello Stato membro ospitante.

Familiari

Nei casi sopra indicati, i familiari di un cittadino dell'Unione che risiedono con questi nello Stato membro ospitante acquisiscono il diritto di soggiorno permanente quando lo acquisisce il cittadino in questione.
In caso di decesso del cittadino dell'Unione prima dell'acquisizione del diritto di soggiorno permanente, i suoi familiari che risiedevano con lui possono acquisire questo diritto se il cittadino in questione, alla data del decesso, aveva soggiornato in via continuativa nello Stato membro ospitante per due anni, oppure se il decesso è avvenuto in seguito ad un infortunio sul lavoro o ad una malattia professionale, e anche se il coniuge superstite ha perso la cittadinanza di tale Stato membro in seguito al matrimonio col cittadino in questione.

Si puó perdere il diritto di soggiorno permanente?

Il diritto di soggiorno permanente si può perdere soltanto in seguito ad assenze dallo Stato membro ospitante superiori a due anni consecutivi.

Formalità amministrative

Che documento si riceve?

Viene rilasciato un documento che attesta il soggiorno permanente per i cittadini dell'Unione, che deve essere emesso nel più breve tempo possibile dalla presentazione della domanda. Può non essere obbligatorio richiederlo, ma è un documento che può risultare utile per dimostrare lo status di residente permanente.

E per i familiari?

I familiari che sono cittadini dell'Unione ricevono lo stesso documento.

Carta di soggiorno permanente per i familiari di paesi terzi

I familiari di paesi terzi, prima dello scadere della carta di soggiorno standard, devono richiedere la carta di soggiorno permanente, che sarà loro rilasciata entro sei mesi dalla domanda. La carta di soggiorno permanente è rinnovabile di diritto ogni dieci anni.

Sanzioni

L'inadempimento dell'obbligo di richiedere la carta di soggiorno permanente può rendere passibili di sanzioni proporzionate e non discriminatorie. In nessun caso, tuttavia, i familiari di paesi terzi possono essere espulsi per questa inosservanza.

Capitolo 8
Parità di trattamento e altri diritti

Quali altri diritti conferisce la libertà di soggiorno?

Oltre ai diritti di cui si è già parlato, e che derivano direttamente dall'esercizio della libertà di circolazione e di soggiorno, esiste tutta una serie di altri diritti che danno senso e utilità alla libertà di circolazione.

Parità di trattamento

Il più importante è il diritto alla parità di trattamento, che è il corollario del diritto di libera circolazione e di soggiorno. Il trattato che istituisce la Comunità europea vieta ogni discriminazione sulla base della nazionalità nel suo ambito d'applicazione, e ferma restando ogni sua speciale disposizione. La direttiva richiama questo diritto e stabilisce che i cittadini dell'Unione e i loro familiari che risiedano nel territorio di uno Stato membro ospitante godano di pari trattamento, nel campo d'applicazione del trattato, rispetto ai cittadini di tale Stato.

Sostegno all'integrazione nella società ospitante

In virtù del principio della parità di trattamento, i cittadini dell'Unione che soggiornano in uno Stato membro ospitante hanno diritto alla maggior parte dei vantaggi e delle prestazioni (inclusi in particolare tutti i vantaggi sociali e fiscali) concessi da tale Stato ai propri cittadini.
Ecco alcuni esempi.

Trasporto sovvenzionato
Se lo Stato membro ospitante aiuta i propri pensionati o le famiglie numerose con titoli di trasporto sovvenzionati, vi ha diritto chiunque soddisfi le condizioni richieste anche se non è cittadino di quello Stato membro.

Tasse di iscrizione e tasse scolastiche
Poiché anche l'istruzione rientra nel campo d'applicazione del trattato, si ha il diritto di avervi accesso alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato membro ospitante (nessuna tassa di iscrizione o tassa scolastica se non ne hanno i cittadini nazionali; nessun numero chiuso per dare ai cittadini nazionali un accesso preferenziale all'istruzione).

Assistenza sociale per famiglie a basso reddito

L'assistenza sociale rientra nell'ambito del trattato, poiché costituisce un vantaggio sociale. Si ha quindi il diritto di invocare il principio della parità di trattamento nello Stato membro ospitante.
Se ad esempio lo Stato membro ospitante presta assistenza alle famiglie a basso reddito per far fronte alle spese d'alloggio, anche il cittadino di un altro Stato membro che vi risiede può chiedere tali prestazioni ottenendo lo stesso trattamento dei cittadini di quello Stato.
Se si diventa un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale
Come già spiegato, il diritto di risiedere in uno Stato membro ospitante come studente o come persona economicamente inattiva è subordinato al possesso di risorse economiche sufficienti per non diventare un peso per le finanze pubbliche di tale Stato.
D'altra parte, in virtù del principio della parità di trattamento, è possibile chiedere, se necessario, assistenza sociale. Va tenuto conto del fatto, però, che una volta a carico del sistema assistenziale per un certo tempo, se si diventa un onere eccessivo per le finanze pubbliche dello Stato membro ospitante, tale Stato può decidere che non sono più soddisfatte le condizioni che danno diritto al soggiorno e può procedere all'espulsione (si veda “Mantenimento del diritto di soggiorno", al capitolo 6). Il diritto di soggiorno permanente, tuttavia, una volta acquisito, non è più subordinato al possesso di risorse sufficienti.

Eccezione all'accesso all'assistenza sociale per i primi tre mesi

Va osservato che, in deroga al principio della parità di trattamento, gli Stati membri possono decidere di non concedere alcun diritto all'assistenza sociale per i primi tre mesi di soggiorno ai cittadini dell'Unione che non siano lavoratori dipendenti o autonomi o che non conservino tale status (questo periodo è ancora più lungo per chi cerca un impiego). Tale norma si applica anche ai loro familiari.

Eccezione per l'accesso ai sussidi di studio

Gli Stati membri possono inoltre decidere di non concedere alcun sussidio agli studi, sotto forma di borse di studio o prestiti, a persone che non siano lavoratori dipendenti o autonomi o che non conservino tale status, e ai loro familiari.
Questa deroga non può tuttavia essere applicata a chi ha acquisito il diritto di soggiorno permanente.

Accesso al mercato del lavoro

Ai sensi della direttiva, i familiari di un cittadino dell'Unione, qualunque sia la loro cittadinanza, hanno il diritto di esercitare un'attività economica come lavoratori dipendenti o autonomi nello Stato membro ospitante. Non importa se il cittadino in questione lavori, studi o semplicemente soggiorni lì: i familiari possono cominciare la loro attività assolvendo le stesse formalità richieste ai cittadini di quello Stato.

Altri diritti dei cittadini dell'Unione

La cittadinanza dell'Unione comporta anche altri diritti, alcuni dei quali legati alla libera circolazione e altri no.

Diritto di voto e di eleggibilità

I cittadini dell'Unione hanno il diritto di votare o di candidarsi alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali in uno Stato membro di cui non sono cittadini, se vi risiedono.

Protezione diplomatica e consolare

Possono inoltre beneficiare della protezione delle autorità diplomatiche o consolari di qualsiasi Stato membro sul territorio di un paese terzo in cui il loro Stato membro d'origine non sia rappresentato.

Petizioni e Mediatore

I cittadini europei hanno infine il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo, il diritto di rivolgersi al Mediatore, o di scrivere ad ogni istituzione od organismo dell'Unione in una delle lingue ufficiali dell'UE, ricevendo una risposta nella stessa lingua.

Capitolo 9
Limitazioni del diritto di libera circolazione e di soggiorno per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica

Motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica

In base al trattato che istituisce la Comunità europea, gli Stati Membri possono imporre restrizioni al diritto di libera circolazione e di soggiorno dei cittadini dell'Unione se ciò è giustificato da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica.
Queste restrizioni, come un rifiuto di ingresso o di soggiorno o un provvedimento di espulsione, devono essere conformi alle disposizioni e condizioni fissate dalla direttiva.

Garanzie

La direttiva prevede importanti garanzie per vigilare che gli Stati membri esercitino correttamente le loro prerogative a questo riguardo.
Proporzionalità dei provvedimenti restrittivi
I provvedimenti di ordine pubblico e di pubblica sicurezza devono essere proporzionati (l'espulsione è un'ingerenza pesantissima nella vita di una persona e deve essere proporzionale alla gravità della violazione) e devono essere adottati esclusivamente in relazione al comportamento personale dell'interessato.

Altre garanzie

Inoltre, questo comportamento personale deve rappresentare una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave da pregiudicare un interesse fondamentale della società. L'esistenza di condanne penali anteriori non giustifica in sé la limitazione del diritto di libera circolazione e di soggiorno. I provvedimenti restrittivi non possono inoltre basarsi solo su considerazioni di prevenzione generale.
Gli Stati membri possono consultare i precedenti penali dei cittadini ma non possono chiedere loro di esibire tali documenti o un certificato di buona condotta.

Grado di integrazione nella società

Prima di adottare un provvedimento di espulsione per motivi di ordine pubblico o pubblica sicurezza, lo Stato membro ospitante deve tenere conto di aspetti quali la durata del soggiorno dell'interessato sul suo territorio, la sua età, le condizioni di salute, la situazione familiare ed economica, l'integrazione culturale e sociale e l'intensità dei suoi legami con il paese d'origine.

Residenti permanenti e minori

I cittadini dell'Unione e i loro familiari che hanno acquisito il diritto di soggiorno permanente godono inoltre di una maggiore protezione contro l'espulsione, e possono essere allontanati dallo Stato membro ospitante solo per gravi motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza.
Per i cittadini dell'Unione che risiedano nello Stato membro ospitante già da dieci anni e per i minori, l'espulsione può essere ordinata solo per motivi imperativi di pubblica sicurezza (nel caso dei minori può essere giustificata anche dall'interesse superiore del bambino).

Sanità pubblica

Nell'ambito della sanità pubblica, solo le malattie infettive più gravi possono giustificare provvedimenti restrittivi della libertà di circolazione. Quando vi sono seri indizi che ciò sia necessario, lo Stato membro ospitante può chiedere a un cittadino, entro tre mesi dalla data di arrivo, di sottoporsi a una visita medica gratuita. In nessun caso l'insorgere di malattie dopo tre mesi dalla data di arrivo può giustificare l'espulsione.

Garanzie procedurali

I cittadini dell'Unione e i loro familiari sono anche protetti da garanzie procedurali.

Comunicazione per iscritto

Ogni decisione di espulsione o di rifiuto d'ingresso deve essere comunicata all'interessato per iscritto, e in modo che possa capirne il contenuto e le conseguenze. La decisione deve contenere i motivi circostanziati e completi su cui si basa e deve inoltre specificare l'organo giurisdizionale o l'autorità amministrativa dinanzi a cui l'interessato può opporre ricorso e il termine entro il quale presentarlo.

Mezzi di impugnazione

L'interessato deve poter accedere ai mezzi di impugnazione giurisdizionali e, all'occorrenza, amministrativi per presentare ricorso o chiedere la revisione di ogni provvedimento adottato nei suoi confronti per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica. I mezzi di impugnazione devono comprendere l'esame della legittimità del provvedimento nonché dei fatti e delle circostanze che ne giustificano l'adozione.
Se l'impugnazione è accompagnata da una richiesta di ordinanza provvisoria di sospensione dell'esecuzione del provvedimento, l'effettivo allontanamento dal territorio non può avere luogo finché non sia stata adottata una decisione sull'ordinanza provvisoria.

Divieto d'ingresso

Ai cittadini dell'Unione e ai familiari che sono stati allontanati dal territorio dello Stato membro ospitante può anche essere imposto un divieto di ingresso per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza. Gli interessati possono tuttavia presentare una domanda di revoca di questo divieto di ingresso una volta trascorso un congruo periodo di tempo, e in ogni modo dopo tre anni a decorrere dall'esecuzione del provvedimento definitivo di divieto.

Espulsione come misura accessoria di una pena detentiva

Se un provvedimento di espulsione emesso a titolo di pena o di misura accessoria ad una pena detentiva è eseguito a oltre due anni di distanza dalla sua adozione, lo Stato membro ospitante, prima di procedere, è obbligato a verificare che la minaccia che l'interessato costituisce per l'ordine pubblico o per la pubblica sicurezza sia attuale e reale, e deve valutare se non vi stato un cambiamento delle circostanze.

Abusi e frodi

Gli Stati membri possono inoltre adottare le misure necessarie per rifiutare, estinguere o revocare un diritto conferito dalla direttiva in caso di abuso di diritto o frode, quale ad esempio un matrimonio fittizio.

Capitolo 10
Disposizioni transitorie sulla libera circolazione dei lavoratori

L'allargamento del 2004 ha portato a 25 gli Stati membri dell'Unione europea. Gli Stati già appartenenti all'UE prima del 1° maggio 2004 (i cosiddetti "UE-15") hanno ottenuto di poter limitare l'accesso al loro mercato del lavoro rinviando l'applicazione del diritto comunitario che garantisce il libero accesso all'occupazione, e possono, al posto di questo, far valere le norme nazionali. Per poter avere un impiego in uno degli Stati UE-15, i cittadini della Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Slovenia e Slovacchia (UE8) possono cosi aver bisogno di un permesso di lavoro. Non si applicano invece disposizioni transitorie ai cittadini di Cipro e Malta.

Reciprocità

Gli Stati UE-8 possono a loro volta applicare restrizioni nei confronti dei cittadini degli Stati membri UE-15 che limitano l'accesso al mercato del lavoro.

Diverse fasi

Il 1° maggio 2006 è cominciata la seconda fase del regime transitorio, che terminerà il 30 aprile 2009. Dopo tale data si potranno continuare ad applicare i provvedimenti restrittivi solo in caso di gravi perturbazioni (o rischi di perturbazioni) del mercato del lavoro, per un massimo di due anni. La libera circolazione dei lavoratori sarà effettiva in tutti i 25 Stati membri dell'Unione europea al più tardi il 30 aprile 2011.

Permesso di lavoro

Se lo Stato membro ospitante limita l'accesso al mercato del lavoro applicando le disposizioni transitorie, il diritto di cercare un impiego o di esercitarlo può essere subordinato, ad esempio, al previo ottenimento di un permesso.

Piena parità di trattamento per chi lavora

Una volta ottenuto il permesso di lavoro e una volta cominciata l'attività, si beneficia ad ogni modo delle disposizioni del diritto comunitario sulla parità di trattamento in tutti i settori: condizioni di lavoro (stipendio, licenziamento, riassunzione …), agevolazioni sociali e fiscali (riduzioni tariffarie sui trasporti pubblici per le famiglie numerose, assegni per i figli a carico, spese funerarie, minimo vitale di sussistenza, detrazioni fiscali per i contributi alla pensione, assicurazione malattia ed invalidità …), accesso alla formazione, appartenenza ai sindacati, ecc.

Libero accesso al mercato del lavoro dopo un anno

La presenza sul mercato del lavoro in uno Stato membro ospitante per un periodo ininterrotto di 12 mesi o più dà accesso diretto al mercato occupazionale di quello Stato membro ma non di altri Stati.

Vi sono restrizioni per i familiari?

I familiari legalmente residenti con il lavoratore hanno libero accesso al mercato del lavoro dello Stato membro interessato, senza permesso di lavoro, se vi hanno soggiornato per almeno 18 mesi oppure dal 1° maggio 2007, se tale data è anteriore. Se non soddisfano questa condizione possono pur sempre lavorare ma devono ottenere il relativo permesso.

Allargamento 2007

Norme analoghe valgono per la Bulgaria e la Romania, che sono entrate a far parte dell'Unione europea nel gennaio 2007.
Durante la prima fase di applicazione delle disposizioni transitorie (che terminerà il 31 dicembre 2008), ai cittadini bulgari e rumeni, sulle base delle legislazioni nazionali, può essere chiesto l'ottenimento di un permesso di lavoro per svolgere un'attività in uno degli Stati UE-25.
La seconda fase inizierà il 1° gennaio 2009 e terminerà il 31 dicembre 2011. Dopo tale data si potranno continuare ad applicare le restrizioni solo in caso di gravi perturbazioni (o rischi di perturbazioni) del mercato del lavoro, per un massimo di due anni.

Ulteriori informazioni

Per saperne di più sulle possibili limitazioni d'accesso al mercato del lavoro in un determinato Stato membro e sulle condizioni di vita e occupazionali, è possibile consultare il sito ufficiale http://ec.europa.eu/eures, che contiene ampie informazioni sulla libera circolazione dei lavoratori.

Capitolo 11
Come tutelare i propri diritti

Dove trovare informazioni gratuite?

Il "Servizio di orientamento per i cittadini" (Citizens Signpost Service) offre informazioni e consulenze sull'esercizio dei propri diritti nell'UE, orientandovi, se necessario, verso l'organismo più competente (a livello locale, nazionale o europeo) per risolvere un particolare problema.
Un team di esperti legali che lavora in tutte le lingue ufficiali dell'Unione europea risponderà a tutte le domande entro otto giorni. Il servizio è completamente gratuito. Per maggiori informazioni si veda http://ec.europa.eu/citizensrights.

Se pensate che i vostri diritti siano stati violati

Se pensate che il vostro diritto di libera circolazione e di soggiorno sia stato violato, dovete presentare ricorso dinanzi ai giudici nazionali o agli organi amministrativi competenti.
Se la causa è un'applicazione scorretta del diritto comunitario da parte delle autorità pubbliche nazionali, è possibile utilizzare il sistema SOLVIT, una rete on-line di collaborazione fra gli Stati membri per la risoluzione dei problemi senza ricorso alle vie legali. Per maggiori informazioni:
http://ec.europa.eu/solvit.

Per presentare una denuncia alla Commissione europea:
http://ec.europa.eu/community_law/complaints/form.

Per una petizione dinanzi al Parlamento europeo:
www.europarl.europa.eu/parliament/public/staticDisplay.do?id=49& language=IT.
[/quote]

šuluq - i.b.

Edited by - cauchemar on 15 December 2008 00:42:54
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Richard66
Senior Member

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1127 Posts

Posted - 15 December 2008 :  11:05:36  Show Profile  Reply with Quote
Questo era disponibile dai tempi di Frattini e forse anche prima. Peccato che i governi non lo leggano!
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Richard66
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Italy
1127 Posts

Posted - 16 December 2008 :  19:49:44  Show Profile  Reply with Quote
Rispetto al Regno Unito, ho ottenuto questa lettera dal Citizen's Signpost Service:

[quote]Richiesta inviata il
10/12/2008

Richiesta
57689: Dear Sirs,

I am a British citizen exercising treaty rights in Italy as a worker. I am therefore covered by Directive 2004/38. I am married to a Russian citizen, Ricciarda66, who also works in Italy. She has been issued with a residence document (Permesso di Soggiorno - Permit of Stay) with all the characteristics of the "Residence card for a family member" as specified in Article 10 of Directive 2004/38, notably, the reason her stay is "famiglia" (family) and she is described as being a "coniuge di cittadino comunitario" (wife of a community citizen) and my name, as her husband, is clearly stated: Richard66. It is valid for 5 years, that is, from 23 August 2007 to 06 May 2011 (the 06 May 2007 being the date she first entered Italy).

While the UK does not deny I am covered by Directive 2004/38 (see The UK transposition of the Directive: Immigration (European Economic Area) Regulations 2006, Article 9) and the UK also recognises that the first 3 months of residence are unconditional, therefore allowing also visits to the UK, they still insist that visa-nationals obtain an EEA Family Permit, a visa-like document valid for six months and which, in my wife's case, can only be obtained by her going personally to Rome and furnishing an extensive list of documents (which the British Embassy describe as "optional", but which they "recommend" should be submitted. They also require she should be biometrically identified (fingerprints and a digital photograph)at the Rome headquarters of the "commercial partner" of UK Visas: Worldbridge.

None of this is provided for in Directive 2004/38 and is therefore in direct violation of Article 5, 2 of the Directive, as my wife is in possession of the "valid residence card referred to in article 10".

My understanding is that my wife, if accompanying or joining me in the UK, needs no visa or EEA family permit, as she is in possession of the Italian residence document (Permesso di soggiorno-permit of stay.) Why then does the UK insist that she apply for an EEA Family permit? What should I do in this situation, as we want to go to the UK in the next two months? What is the European Commission doing to bring this infringement to cease? And, most importantly, Article 11, (2) of the Immigration (European Economic Area) Regulations 2006 says:

(4) Before an immigration officer refuses admission to the United Kingdom to a person under this regulation because the person does not produce on arrival a document mentioned in paragraph (1) or (2), the immigration officer must give the person every reasonable opportunity to obtain the document or have it brought to him within a reasonable period of time or to prove by other means that he is—

(...)

(b) a family member of an EEA national with a right to accompany that national or join him in the United Kingdom; (...)

If my wife will surely be admitted to the UK, together with me, if we can prove our family relationship (marriage certificate, Permesso di Soggiorno, Italian identity card), what instruments of pressure do we have at our disposal so that the carrier will not deny us boarding, as carriers have not been correctly informed by the UK authorities?

I look forward to hearing from you.

Yours sincerely,

Richard66 /Ricciarda66

Risposta
Dear Mr Richard66,

Thank you for your enquiry.

As you correctly point out the UK is currently in breach of Article 5(2) of Directive 2004/38 by requiring third country nationals who are family members of EU citizens residing in another EU country to obtain an EEA family permit in order to enter the UK. The UK should be recognising residence cards issued under Article 10 of the Directive but its implementing rules (the Immigration (EEA) Regulations 2006, Regulation 12) do not allow for such a facility.

Given the consular authorities’ insistence that your wife obtain an EEA family permit, we suggest that you contact SOLVIT, the EU’s online problem-solving network of public administrations to see if they can assist you in resolving the issue:
http://europa.eu/solvit/site/index_en.htm

We recommend that you contact SOLVIT by completing this on-line form:
https://webgate.ec.europa.eu/solvit/index.cfm?method=webform.homeform&language=en

You should also know that the European Commission is responsible for monitoring the application of all EU legislation by EU countries. It is currently examining the progress made by member states in implementing Directive 2004/38. In some cases, it has initiated infringement proceedings against the Member States who failed to implement the Directive or failed to communicate details of implementing legislation.

See for example the Commission’s proceedings against the UK and others:
http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/07/1016&format=HT

In addition, the European Parliament is currently conducting an in-depth survey into the application of the Directive in all member states. The CSS is participating in this endeavour and has identified the issue you have raised as one of the problems in implementation of the Directive. The research into the report is on-going as we write and should be published in 2009. We hope that it will address key recommendations to rectify problems such as the one you have identified.

Unfortunately, as in all matters relating to the enforcement of legislation in general, it will take effort and some court cases before the national law fall into full compliance with EU legislation.

Whilst the process may seem lengthy, please rest assured that considerable attention is being paid to the implementation of the Directive to ensure that citizens can truly enjoy the rights contained in the Directive.

We hope this answers your query.

Yours sincerely,

Citizens Signpost Service [/quote]

Più chiaro di così...
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Richard66
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Italy
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Posted - 08 March 2009 :  16:08:32  Show Profile  Reply with Quote
Xanderx, Una domanda. Appena torniamo (se andiamo) nel Regno Unito, vorrei fare una bella causa a loro per i suoi comportamenti face a noi. Secondo te, si potrebbe farlo in Italia con un avvocato italiano? Questa è la prima domanda.

La seconda è, secondo te, considerando il fatto che i cittadini britannici per discendenza (cioè, nati da genitore britannico fuori dal territorio britannico) non possono trasmettere la loro cittadinanza ai figli anche loro nati fuori dal Regno Unito e non possono in alcun caso essere "promossi" (non esiste modo di diventare cittadino non per discendenza). Questa possibilità non potrebbe dissuadere un cittadino britannico per discendenza di esercitare il suo diritto di libera circolazione perché potrebbe, se sposato con una extra-comunitaria, avere un figlio che fosse anche lui extra-comunitario e quindi senza il diritto pieno alla libera circolazione riservato ai comunitari e che, rischiasse, a 21 anni di essere allontanato dal territorio dell'UE perché non gode più dello status di familiare di cittadino comunitario?

Non potrebbe questa legge britannica essere in contrasto, quindi, con le leggi comunitarie?

Io certamente sarei stato disuaso di stabilirmi in Italia se avesse saputo questo.

Edited by - Richard66 on 08 March 2009 16:11:58
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FabioB
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Seychelles
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Posted - 08 March 2009 :  22:49:34  Show Profile  Reply with Quote
non puoi fare una causa in italia contro uk, è competente il giudice nazionale. Le leggi sulla cittadinanza sono competenza dei singoli stati membri, vedi sentenza Chen del 19 ottobre 2004, Causa C-200/02:
http://www.tuttostranieri.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=10115

37
Tuttavia, la determinazione dei modi di acquisto e di perdita della cittadinanza rientra, in conformità al diritto internazionale, nella competenza di ciascuno Stato membro, competenza che dev’essere esercitata nel rispetto del diritto comunitario (v., segnatamente, sentenze 7 luglio 1992, causa C-369/90, Micheletti e a., Racc. pag. I-4239, punto 10, e 20 febbraio 2001, causa C-192/99, Kaur, Racc. pag. I-1237, punto 19).

Vi Veri Veniversum Vivus Vici
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Richard66
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Posted - 09 March 2009 :  08:55:26  Show Profile  Reply with Quote
Grazie. Studio questa cosa e vedo che cosa capisco.
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Richard66
Senior Member

Italy
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Posted - 09 March 2009 :  16:42:00  Show Profile  Reply with Quote
Ma la sentenza Chen non risponde tanto e nemmeno la Micheletti. Credo che non ci sia la risposta perché la domanda non sia mai stata fatta, anche perché, di tutti i Paesi dell'AEE nessuno ha la politica di concessione di cittadinanza così restrittiva.

Toccherà a me fare la domanda?
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FabioB
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Posted - 09 March 2009 :  21:16:38  Show Profile  Reply with Quote
la domanda la potrai fare (eventualmente) se non riuscirai a far nascere il figlio in uk. se riesci a farlo nascere in uk la domanda non potrai farla. ti auguro quindi di non doverla fare.

Vi Veri Veniversum Vivus Vici
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Richard66
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Posted - 13 March 2009 :  13:29:49  Show Profile  Reply with Quote
Arrivato oggi il tristemente famoso "visto" illegale. Si parte immediatamente.

E pensare che abbiamo dimenticato di portare il certificato di matrimonio per fare la richiesta del visto. L'abbiamo mandato per fax!

Niente estrato conto, o buste paghe.

Un'altra piccola vittoria.

Edited by - Richard66 on 13 March 2009 13:31:38
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FabioB
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Posted - 13 March 2009 :  14:24:02  Show Profile  Reply with Quote
buon viaggio, in bocca al lupo (burocratico)!

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Richard66
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Posted - 13 March 2009 :  15:33:12  Show Profile  Reply with Quote
Grazie!

Senza certificato di matrimonio, ma abbiamo presentato il certificato di gravidanza con la data presenta del parto.

Adesso solo manca chiedere (e ottenere) il visto per gli Stati Uniti. Dopo di quello tutto sarà noioso!

Edited by - Richard66 on 13 March 2009 15:34:10
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Richard66
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Posted - 17 March 2009 :  21:41:50  Show Profile  Reply with Quote
Eccoci nel Regno Unito e la bambina non e ancora nata!
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